La battaglia del referendum trivelle dietro lo stop dei pm ai pozzi Eni - Affaritaliani.it

Palazzi & potere

La battaglia del referendum trivelle dietro lo stop dei pm ai pozzi Eni

Il governo Renzi teme una manovra (leggasi "complotto"): proprio come un berlusconi qualsiasi.

Il comunicato con cui ieri sera Matteo Renzi ha congedato la sua ministra colpiva per i toni calorosi, quasi affettuosi - «Cara Federica, ho molto apprezzato il tuo lavoro...» - rispetto alla Guidi.

Uno stile che contrastava con le voci che raccontavano di un Renzi infuriato per il colpo d' immagine inferto all' esecutivo. In realtà l' ira del presidente del Consiglio non era rivolta verso la titolare dello sviluppo economico, rea al massimo di aver commesso «l' errore» di una telefonata compromettente al fidanzato. Nel governo l' indice è puntato piuttosto sui pubblici ministeri di Potenza, titolari dell' inchiesta sugli impianti Tempa Rossa.

Secondo questa versione scrive la stampa, la ministra sarebbe infatti finita vittima di una battaglia politica più grande, quella ingaggiata da alcuni magistrati antitrivelle contro il governo per condizionare il risultato del referendum del 17 aprile.

Pm che - è la tesi che circola negli ambienti del governo - non si sarebbero fatti scrupolo, pur di raggiungere l' obiettivo, a bloccare i pozzi di estrazione dell' Eni in Val d' Agri. Lasciando a casa 500 tecnici e operai e mettendo a rischio altri 4 mila posti di lavoro nell' indotto.

Per questo la conversazione di ieri sul filo Washington-Roma tra Renzi e la Guidi è stata tutto fuorché gelida. Visto che il premier con i suoi ha persino rivendicato il contenuto dell' emendamento incriminato, quello che appunto favoriva l' investimento della Total.