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Palazzi & potere
Trump alla Casa Bianca, parla Alessandro Giuli condirettore del Foglio
Trump cambierà davvero la politica americana? O alla fine sarà come tutti gli altri?
 
Trump è un po' come tutti gli altri, e cioè fa parte dell'establishment ed è un prodotto collaterale dell'insipienza politica obamian-clintoniana. Ciò detto, ha già cambiato la politica americana. Lo ha fatto scompaginando il suo partito di riferimento, il GOP, azzerandone in un colpo solo convenzioni, tradizioni, linguaggi, liturgie e prerogative del ceto dirigente. E per il futuro promette di fare altrettanto con il resto dell'America così come nella proiezione internazionale degli Stati Uniti in materia di sicurezza, immigrazione, energia, diritti civili. Dopodiché, e in questo concordo con Massimo Cacciari, lì dove c'è un impero comanda l'impero, più ancora degli imperatori. Il che significa che anche Trump è destinato a incardinare la propria forza eversiva in una cornice istituzionale che tenderà a normalizzarne i tratti più contundenti e belligeni. Ma in ogni caso un punto di non ritorno mi pare sia stato valicato.


 
Quali ripercussioni potrebbero esserci per l'Italia anche in vista del referendum?
 
A giudicare dalle reazioni funeree o imbarazzate di Matteo Renzi, del suo governo e di buona parte del Pd, direi che il fronte del SI' oggi sta vedendo svanire gli ultimi residui di ottimismo. Ma è una questione più psicologica che numerica: non penso che Grillo e Salvini, anche se dovessero vincere il referendum, possano mettersi in modo credibile sulla scia di Trump. C'è un che di provinciale nel contrabbandarsi in pubblico come la versione italiana di Trump, a destra o fra i 5 stelle; e fa altrettanto sorridere il piccolo sadismo di ritorno sul quale certa sinistra si accomoda oggi per giudicare il presidente degli Stati Uniti "unfit to lead", come i giornali e i politologi anglosassoni hanno fatto per anni nei confronti di Silvio Berlusconi.


 
E per l'Europa a tuo avviso ci saranno novità, nuovi approcci e
cambiamenti di politica internazionale?
 

L'Unione europea ha poca voce in capitolo, e la spende male: si perde in espettorazioni, più ridicole che minacciose, sui requisiti di civiltà che esige da Trump per annodare i fili del dialogo con il nuovo inquilino della Casa Bianca. Quanto all'Europa, che non coincide con l'Ue, potrebbe riprendere quota l'asse tra Germania e Russia, due nazioni strategicamente poco sensibili ai richiami e alle ingerenze transatlantiche. Mosca punta molto sull'isolazionismo trumpiano, Berlino ha interesse a ridimensionare le velleità neocoloniali della Françafrique e a frenare i bizantinismi un po' servili dell'Italia nei confronti dell'America. Dovessi lanciarmi in una previsione, direi che le alleanze tra singoli Stati-Nazione prevarranno ancora sulle illusioni ecumeniche di una federazione continentale.

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alessandro giuli





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