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Più articoli scritti che deputati presenti. Il caso De Girolamo è l’ultimo simbolo della rottura tra il Paese e la politica. L’emblema di un parlamento vuoto e svuotato (del suo ruolo).
Per una settimana il tema è stato (giustamente) al centro dell’attenzione. Abbiamo letto inviti alle dimissioni, accese proteste, dichiarazioni concilianti. Tutti in attesa del gran giorno, quando De Girolamo avrebbe dato la sua versione al Parlamento. Roba da pienone. E invece, complice il venerdì, no: erano presenti Brunetta e Gelmini, 8 pentastellati, il compagno del ministro Francesco Boccia e pochi altri.
E’ la prova che chi decide non siede tra quei banchi. Sia chiaro: in un Parlamento che non ospita nessuno dei leader dei maggiori partiti (Grillo, Berlusconi e Renzi), non è una sorpresa. Ma un ministro sul ciglio delle dimissioni davanti all’aula vuota è la dimostrazione plastica che i palazzi del potere politico sono altri. Con Firenze al posto di Roma. E una sala nella quale si aggira un barboncino bianco al posto dell’emiciclo.
@paolofiore
