Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Politica » Patentino antifascista, Meloni invoca la censura. Giubilei: “Deriva liberticida, ma non ci fermeranno”

Patentino antifascista, Meloni invoca la censura. Giubilei: “Deriva liberticida, ma non ci fermeranno”

Più libri più liberi, parla l’editore di Historica e Giubilei Regnani sulle polemiche intorno alla Fiera nazionale della piccola e media editoria

Patentino antifascista, Meloni invoca la censura. Giubilei: “Deriva liberticida, ma non ci fermeranno”

Giubilei contro l’autocertificazione antifascista richiesta dall’Aie: “È una scelta ideologica, non arretreremo”

La parola che incendia la polemica è una sola: antifascismo. Il termine è stato inserito per la prima volta nell’autocertificazione richiesta agli editori che parteciperanno alla 25esima edizione di Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria promossa dall’Associazione italiana editori (Aie), in programma a Roma a dicembre. Non più soltanto l’adesione ai principi della Costituzione, prevista negli anni passati, ma una formula esplicita che per alcuni rappresenta una garanzia democratica e per altri un vero e proprio “patentino ideologico”. Appartiene alla seconda categoria Francesco Giubilei, editore di Historica e Giubilei Regnani, presidente della Fondazione Tatarella e di Nazione Futura, oltre che direttore scientifico della Fondazione Alleanza Nazionale.

“Non è corretto sostenere che questa dichiarazione sia sempre esistita. Negli anni scorsi veniva richiesto soltanto il rispetto dei principi costituzionali, un passaggio sul quale nessuno aveva mai avuto nulla da obiettare. Il problema nasce con l’introduzione di una formula che ha un’evidente connotazione politica”, spiega ad Affaritaliani. Secondo Giubilei, le perplessità non arrivano soltanto dal mondo conservatore: “A prendere posizione sono stati diversi editori e anche intellettuali distanti dal mondo conservatore, da Massimo Cacciari a Luciano Canfora, fino a Paolo Mieli e Giuliano Ferrara“, sottolinea.

La deriva liberticida

A scagliarsi contro la decisione dell’Aie anche Giorgia Meloni, che su X ha parlato di una limitazione della libertà di pensiero. “È così che la sinistra concepisce la libertà: sei libero solo se dici ciò che loro ritengono accettabile, se pensi come loro e leggi ciò che considerano conforme. La cancellazione delle idee non di sinistra, mascherata da lotta all’estremismo, è un vecchio vizio della sinistra, ma una narrazione alla quale ormai non crede più nessuno. In una parola, si chiama censura. E la censura non è compatibile con una società democratica”, ha scritto. Una presa di posizione che, per Giubilei, non è soltanto giusta, ma soprattutto doverosa: “Siamo davanti a una deriva liberticida, tanto più in una manifestazione che beneficia anche di fondi pubblici.

Da qui la domanda che, secondo l’editore, resta aperta: “Il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio giurano sulla Costituzione. Perché un editore che partecipa a una fiera dovrebbe sottoscrivere una dichiarazione che esplicita l’antifascismo? Anche sul piano giuridico non vedo alcuna ragione che giustifichi questa scelta”, si chiede Giubilei. E assicura che non ci sarà alcun passo indietro. “Noi non la daremo vinta a nessuno. Non arretreremo. Partecipiamo a Più libri più liberi da oltre quindici anni e continueremo a farlo, a meno che qualcuno non decida di escluderci, ma non vedo su quali basi. Nel nostro stand organizzeremo una maratona dedicata alla libertà e proporremo una serie di incontri, tra cui uno sui crimini del comunismo”.

Per Giubilei, inoltre, la polemica investe più in generale il tema della libertà di espressione. “Penso all’esclusione di Erri De Luca dal Festival di Salerno, o alle polemiche che hanno coinvolto Francesco De Gregori in seguito alla sua presa di distanza dall’attivismo degli artisti. Parliamo di personalità che non appartengono certo alla sinistra. Se anche in questi ambienti emergono episodi di censura, come accade da anni nei confronti del mondo conservatore, significa che esiste un problema che non può essere ignorato”, conclude l’editore.

La replica della Fiera: “Nessuna censura”

Nel modulo di adesione alla venticinquesima edizione di Più libri più liberi, gli editori sono chiamati a dichiarare il rispetto dei principi costituzionali, il rifiuto dell’ideologia fascista e di ogni forma di totalitarismo, oltre all’impegno a non esporre né commercializzare materiali che facciano apologia del fascismo o incitino all’odio e alla discriminazione. Senza la sottoscrizione di queste clausole, il sistema informatico impedisce di completare la procedura di iscrizione.

Alle critiche, gli organizzatori di Più libri più liberi hanno risposto sostenendo che la dichiarazione “non è affatto una forma di censura, ma un’esigenza di chiarezza e unità tra i diversi soggetti presenti in fiera”. Secondo gli organizzatori, il documento si basa su “riferimenti istituzionali e universali, privi di visioni di parte e di legami politici”. Tuttavia, aggiungono, “è evidente che non è stato interpretato in questo modo”. “Siamo rammaricati per quanto sta accadendo – conclude la nota della Fiera -. L’intervento della presidente del Consiglio e il dibattito che ne è seguito ci inducono a un ulteriore approfondimento, nel rispetto delle istituzioni”.

Le polemiche già emerse nel 2025

Le tensioni attorno alla manifestazione non sono una novità. Anche l’edizione dello scorso anno era stata segnata dalle contestazioni per la presenza della casa editrice Passaggio al bosco. Alla vigilia della fiera, 89 tra scrittori, giornalisti, intellettuali, musicisti e realtà editoriali avevano sottoscritto una lettera di protesta contro uno stand il cui catalogo, secondo i firmatari, proponeva numerosi titoli riconducibili all’esaltazione di figure e simboli del mondo nazifascista e antisemita. A intervenire era stato il presidente dell’Aie, Innocenzo Cipolletta, precisando che gli editori non vengono selezionati sulla base delle rispettive linee editoriali, ma sono tenuti a firmare un contratto che richiama esplicitamente i valori sanciti dalla Costituzione italiana, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Nel corso della manifestazione si era svolta anche una protesta davanti allo stand di Passaggio al bosco, con numerosi partecipanti che avevano intonato “Bella ciao”.

LEGGI LE NEWS DI POLITICA