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Patrimoniale, come nacque la storica campagna "anche i ricchi piangano"

Patrimoniale, come nacque la storica campagna "anche i ricchi piangano"

Si appella all'articolo 53 della Costituzione per riportare al centro del dibattito politico uno strumento che è sempre stato gestito con estrema cautela, anche a sinistra. Cecilia Strada, capolista del Pd alle Europee nel Nord Ovest, ha evocato la Patrimoniale. "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”, è quanto recita la Costituzione. Strada ha così chiarito il suo punto: "Non ho per nulla paura di sostenere che, quando le diseguaglianze sono così marcate e sulle teste delle famiglie grava un debito pubblico elevato, servono interventi straordinari come una patrimoniale. Questa patrimoniale non inciderebbe per nulla rispetto ai grandi patrimoni, non li farebbe scappare all’estero. E’ noto che diverse personalità si sono già espresse a favore. Questo non è comunismo rapace. E’ equità e buon senso”.

Anche i ricchi piangano: la brillante (ma fallimentare) campagna del 2007

L'ultima volta che qualcuno si sbilanciò così tanto fu nel 2007. E non andò benissimo. Ma quel tentativo consentì quantomeno la realizzazione di una campagna comunicativa rimasta negli annali della politica. "Anche i ricchi piangano". Firmato Rifondazione Comunista. Il Governo Prodi andava verso la Finanziaria, e la pattuglia di Fausto Bertinotti alla Camera diede battaglia chiedendo il "rispetto del programma" a sostegno dei più deboli. A quale brillante società di marketing e comunicazione politica si rivolse Rifondazione? La verità è che quella campagna fu pensata interamente in house, dal dipartimento comunicazione del partito stesso guidato da Andrea Camorrino.

A raccontare nei dettagli come andarono le cose ha provveduto diversi anni dopo Alfonso Gianni:  "Era il 2006. Si approssimava la finanziaria. Rifondazione aveva una piccola delegazione nel governo Prodi e sapevamo che non sarebbe stato facile attuare misure favorevoli ai ceti meno abbienti, perché era già cominciata la litania del rigore, allora interpretata da una figura di indubbio spessore intellettuale come Tommaso Padoa Schioppa", ha raccontato all'Huffington Post.

L'idea nata da una soap opera messicana

L'obiettivo era di far giungere un chiaro messaggio al "popolo della sinistra". Scartate ipotesi troppo poco catchy, si scelse la strada dell'ironia. Partendo dalla constatazione che le precedenti finanziarie erano state all'insegna delle "lacrime e sangue" per i ceti più deboli. Ecco quindi il cortocircuito: "Qualcuno si ricordò del titolo di un'inguardabile soap opera di successo. Si trattava di una telenovela messicana, considerata da chi si occupa del settore la più importante mai prodotta sul finire degli anni '70, dal titolo "Anche i ricchi piangono" (Los ricos tambien lloran)". Con l'immagine di un panfilo a dominare la scena, per essere ancora più eloquenti.

Ma alla fine prevalse la linea del rigore

Come andò a finire? "Prevalse la linea del rigore che portò dritto e filato il secondo governo Prodi alla fine prematura (l'incidente di percorso furono le vicende della moglie di Mastella, come si ricorderà) nella delusione proprio di quei ceti popolari che avevano votato nella speranza di cambiare la situazione". Gianni conclude, parlando della campagna: "D'Alema a suo tempo lo definì pressappoco come il manifesto più cretino che avesse mai visto. Io invece, pur a distanza di anni, lo trovo una delle cose migliori che siano state partorite dalla propaganda di sinistra in questo nostro sfortunato paese".

Come detto, pochi altri dalla sinistra parlamentare presero da allora posizioni così nette: "I super ricchi? Vadano all'inferno", sbottò nel gennaio 2013 Nichi Vendola. Ma anche a lui le cose non andarono benissimo. Ora ci ritenta Cecilia Strada. Sarà più fortunata?






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