“Stiamo facendo un miracolo. Non siamo al 2022. Due partiti che si sono ritenuti avversari principali hanno fatto un passo. Le primarie presentano elementi problematici, come ogni altra soluzione. I partiti principali hanno deciso di farle? Poche balle e si facciano, stringendo insieme i bulloni di essenziali punti di valori e programma e lasciando spazio alle caratterizzazioni di ciascuno. Dobbiamo contare su gruppi dirigenti adulti e maturi”. Lo afferma Pierluigi Bersani in un’intervista al Corriere della Sera.
Sul profilo del futuro leader della coalizione, Bersani richiama l’esperienza di Romano Prodi: “Prodi era forte, non perché fosse il comandante in capo. Il nostro popolo non obbedisce, non è interessato ad avere un capo. I contendenti devono darsi un profilo che incroci le diverse sensibilità del nostro mondo. Prodi era un professore, competente, cattolico, di sinistra. L’identikit è questo, un incrocio di culture”. E, alla domanda se questo identikit somigli a Elly Schlein o Giuseppe Conte, risponde: “Se vogliono fare i capi bisogna che se lo diano, questo profilo. Un capo per noi è questo incrocio, è avere l’orecchio a terra sulle sensibilità”.
Per Bersani essere contro Meloni non basta come collante: “Bisogna suscitare energie, portare novità e risolvere punti critici”. Bersani critica duramente la nuova legge elettorale: “Non so cosa ne penserà la Corte, so che un cittadino davanti a quella scheda penserà di avere le traveggole e resterà a casa. Forse è questo il senso della Terza Repubblica di Donzelli e Arianna Meloni, fare a meno degli elettori. Questa legge è un infernale pasticcio, un veicolo dell’astensione. Dicono “questa volta decidi tu”. E invece l’unica cosa che si decide è chi comanda, ad libitum”.


