
Fabrizio Barca prova a teorizzare il futuro del Pd nel suo manifesto, “Un partito nuovo per un buon governo”, di cui oggi La Stampa ha pubblicato alcuni stralci, all’indomani della sua iscrizione al Pd. Barca parte dal presupposto che “ogni singola esperienza dei miei sedici mesi di lavoro, nel territorio e a Roma, suscita una secca conclusione politica: senza una ‘nuova forma partito’ non si governa l’Italia”.
“Serve un partito di sinistra saldamente radicato nel territorio – scrive Barca – che essendo animato dalla partecipazione e dal volontariato e traendo da ciò la propria legittimazione e dagli iscritti e simpatizzanti una parte determinante del proprio finanziamento, sia capace di promuovere la ricerca continua e faticosa di soluzioni per l’uso efficace e giusto del pubblico denaro”, si legge nel documento.
Per Barca, il “partito di sinistra che serve al Paese non è, dunque, il partito scuola di vita (e di lotta), il partito di massa dove si ascoltano bisogni e si insegna ‘la linea’… non è il partito di occupazione dello Stato, dove si vende e si compra tutto: ruoli, prepende, pensioni, appalti, concessioni, ma anche regole, visioni, idee” né “il partito liquido, quello della crisi politica, vetrina dove sono in mostra manichini e prodotto ‘dell’offerta politica”.
Per il ministro il nuovo Pd è “un partito palestra che offre lo spazio per la mobilitazione cognitiva, che rappresenta il metodo nuovo per promuovere, riempire di contenuti gli strumenti dello sperimentalismo democratico e, al tempo stesso, di scegliere i quadri del partito non solo sulla base dell’adesione ma della capacità di andare per strada, incontrare, scoprire, esprimere dubbi”.
