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Politica
Pd, le finte "vedove di Conte" che tengono in ostaggio Letta per le poltrone
(Fonte immagine: La Presse) 

Elezioni politiche 2022, i Giovani Turchi nel Pd e le vedove di Conte

Prima che il governo Draghi cadesse si parlava di “vedove di Conte”, cioè quei gruppi parlamentari che lavoravano contro l’ex banchiere europeo perché ancora legate all’ “avvocato del popolo”. A questo registro immaginifico si sono iscritti per necessità o virtù praticamente tutti i partiti politici a secondo la convenienza del momento. Le “vedove di Conte” per antonomasia erano i Cinque Stelle e il Pd a corrente alternata, visto che si erano prontamente risposati con Mario Draghi.

Ora, in questo momento in cui vanno di moda invece le tante, tantissime “vedove di Draghi”, tornano di attualità anche quelle di Conte che tendono, soprattutto nel Partito democratico, a fare gruppo e a tessere una fitta rete di contatti per accreditarsi come interlocutori validi del loro segretario. Ufficialmente il cosiddetto “campo largo” cioè quella intesa strutturale tra i due ex nemici, il Partito democratico e i Cinque Stelle, è terminato.

Un progetto che era iniziato con il governatore del Lazio Nicola Zingaretti che, perennemente occupato a tramare “reti di sopravvivenza” aveva visto nell’alleanza con il Movimento la possibilità di rafforzare la sua maggioranza regionale instabile, cosa che poi effettivamente avvenne con gli assessorati ai Cinque Stelle, e poi quando diventò segretario pensò ad un progetto strutturale con il M5S, francamente contro natura, dopo gli odi che i due partiti si erano scambiati, con Grillo e Di Maio che chiamavano il Pd, “Pdl – l” e  “partito di Bibbiano”.

Poi andò tutto a scatafascio, come noto, ma l’idea non è stata gettata alle ortiche e ogni tanto qualche “furbetto del Nazareno” la ritira fuori dal freezer per brandirla come arma negli scontri correntizi nel proprio partito. È il caso di due Giovani Turchi sopravvissuti ma ormai sempre più ai margini: Matteo Orfini e Andrea Orlando. Mentre il primo è stato brutalizzato inesorabilmente dal “destino cinico e baro” come lo chiamava Saragat, il secondo la sfanga ancora per un po’ come ministro del Lavoro. Tuttavia i due dentro al Pd sono ai ferri corti con il segretario Enrico Letta e contro di loro si sta scatenando il rituale pogrom dopo la rottura dell’alleanza con i Cinque Stelle.

Ecco perché i due, vista la mala parata, stanno cercando di accreditarsi ancora come “vedove di Conte” (vdc). Il giochetto che hanno in mente è quello per cui sono nati codesti Giovani Turchi e cioè quello di ricattare il segretario di turno per lucrare ministeri, strapuntoni e strapuntini in nome di una “minoranza interna” a cui si deve sempre e comunque “diritto di tribuna”. Il giochetto gli riuscì ai tempi di Bersani segretario, poi di Renzi e ora ci riprovano con Letta.

Tuttavia c’è un piccolo particolare; il diretto interessato, Giuseppe Conte, non ne sa nulla delle “vdc” perché i Giovani (e scaltri) Turchi non gli hanno detto niente. Da qui i mal di pancia e i ponderati smadonnamenti di Orlando , l’eterno Topo Gigio, della politica italiana. Però Letta non è di primo pelo e sa benissimo che si tratta di un bluff e che i Giovani Turchi sono ormai deceduti da anni, ma continuano a far finta di niente. Un po’ come quelli che continuano a riscuotere la pensione del nonno che non c’è più.

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