Panico in vista del ballottaggio di domenica. Ma solo per qualche ora, per colpa del 74enne ingegner Luigi Momo che su La7 dichiarava di aver pagato in nero Mimmo Portas, leader dei “Moderati” che appoggiano Fassino, per accaparrarsi un posto in lista come aspirante consigliere comunale a Torino. Oltre alla replica di Portas è, però, poi arrivata la “puntuale” ritrattazione di Momo per calmare le acque e provare a mettersi al riparo da pesanti querele. Una ribalta mediatica nazionale che i Moderati riuscirono a conquistare in modo opposto cinque anni fa, grazie a quel 10% di consenso elettorale – che nessuno riusciva a spiegare – che si aggiunse alle altre migliaia di voti grazie ai quali Piero Fassino si aggiudicò per la prima volta la poltrona di sindaco di Torino.
Ma chi sono questi “Moderati” che negli ultimi dieci anni hanno offerto un contributo elettorale significativo, se non determinante, al centro-sinistra torinese e che hanno attirato su di sé molti pettegolezzi? Anche perché già l’etichetta fa sospettare una tendenza al trasversalismo di stampo democristiano che rifiuta gli “estremismi” alternativi allo status quo e ai modelli sociali ed economici imperanti, a progressismi difficili da comprendere e accettare specialmente per la popolazione più anziana.
Già da una prima lettura dei personaggi e personalismi che hanno sostenuto il progetto, si può concludere come il Partito dei Moderati sia, prima di tutto, un contenitore di transfughi politici. A partire dal suo segretario, quel Giacomo Portas che più di 15 anni fa, sotto il marchio di Forza Italia, governò la più grossa circoscrizione torinese.
Una derivazione di Forza Italia, oppure uno spin-off del PD potrebbero essere considerati i Moderati. Il cui presidente è, infatti, un altro ex forzista, il fu consigliere regionale Giuliano Manolino, anch’egli tirato in causa da Momo nell’intervista rilasciata a La7. Un prolungamento del PD constatato che militanti ed ex cariche del PD che non hanno trovato posto nella lista elettorale del proprio partito sono stati “ospitati” in quella dei Moderati sempre agganciata, almeno fino ad oggi, alla coalizione di centro-sinistra. Ma sul carro “moderato”, in questi anni, e in tutto il Piemonte, sono finiti ex di qualsiasi partito (anche della sinistra radicale).
Fra gli ultimi arrivati l’ex-assessora Giuliana Tedesco (che però non risulta fra gli eletti di queste amministrative) e quella da considerare la nuova stella del firmamento moderato, il lanciatissimo Silvio Magliano che, dopo la cacciata dall’NCD, a questo giro ha ottenuto 2139 voti! Del resto, il suo (potenziale) bacino elettorale è smisurato: fondatore e organizzatore della Winter School, esponente di Comunione e Liberazione, come testificato dalla collaborazione professionale con la Piazza dei Mestieri, dal 2015 è presidente di Vol.To, il Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Torino. Altro “trasloco di comodo” per l’appuntamento elettorale delle amministrative è stato quello di
Gavino Olmeo, ex assessore al comune di Torino ai tempi della Margherita, transitato nell’UDC dopo la rottura con la corrente cattolica del PD. Riconferma in bilico, invece, per Giovanni Porcino colui che, a 25 anni, è (stato) il più giovane presidente del consiglio comunale nella storia di Torino. Eletto alle amministrative del 2011 con l’Italia dei Valori, da cui era poi uscito per formare il Gruppo Misto di maggioranza – Diritti e Libertà, ha aderito al gruppo dei Moderati a ottobre 2013. E’ figlio dell’ex parlamentare Idv Gaetano, anch’egli fuoriuscito dal movimento dipietrista. Di sicuro salta la riconferma del medico Rocco Lospinuso, un altro che esordì in politica con Forza Italia, e di Barbara Ingrid Cervetti di chiare origini leghiste. Anomala per motivi geografici, invece, è apparsa la candidatura di Stefano Cavallero che vive e opera a San Gillio. Il n.1 dei trombati, considerando la lunga esperienza politica sempre con diverse casacche (inclusa “ovviamente” quella di FI), è sicuramente Dario Troiano passato ai Moderati solo due anni fa. Le ultime elezioni amministrative, infatti, non hanno confermato l’exploit del 2011, facendo sfiorare al partito di Portas solo il 6% del consenso. C’è, comunque, anche chi continua a sorridere, come l’ingegnere Giovanni Maria Ferraris che può vantare una carriere politica in crescendo: dalle prime esperienze col CCD di Casini all’ambita poltrona di consigliere regionale, passando per la presidenza del consiglio comunale di Torino.
Insomma, un contenitore politico, quello dei Moderati, che, per la sua composizione, se si vuole provare l’esercizio di accostare a qualche paradigma ideologico sarebbe da inserire nell’area di centro-destra. Tuttavia, nella “rossa” Torino governata quasi sempre dal centro-sinistra (almeno fino alla prossima domenica), conviene andare a braccetto con quelli del PD: lo stesso Mimmo Portas è diventato un parlamentare del PD, addirittura vicino a Pierluigi Bersani. Insomma, questi Moderati sembrano rappresentare al meglio il crollo delle ideologie, un approdo sicuro per chi vuole fare politica a tutti i costi senza badare troppo alle classiche (sorpassate?) categorie ideologiche.
Questi Moderati, infine, sembrano godere anche di buona saluta finanziaria, specie dopo l’approdo di Magliano che si porta dietro la rete ciellina. Per l’ultima campagna elettorale hanno speso molto di più di quello che risulta ad oggi la prima forza politica di Torino, cioè i 5 Stelle, come testimoniato dal martellamento di affissioni cartacee e sui mezzi pubblici. E molti imprenditori, in questi anni, hanno contribuito all’ascesa del partito. Massimo Guerrini, ad esempio, quotato manager nel settore delle costruzioni e del real estate, è stato rieletto alla presidenza della circoscrizione 1 (quella della “Torino bene”). Ma lo stesso Portas è stato dirigente (fondatore? Non è ancora chiaro) di Contacta, leader nel settore dei call-center e dei sondaggi, guidata da quel Gabriele Moretti (anch’egli ingegnere inizialmente vicino a Forza Italia), già consigliere comunale dei Moderati, che fu coinvolto per le spese pazze della “rimborsoboli” piemontese assieme al sodale di partito Michele Dell’Utri, ex assessore nella giunta Chiamparino. Mentre Giovanni Pizzale, colui che ha fondato i “Moderati per il Piemonte” assieme a Manolino tradendo l’IdV, oltre alla carica di console della Costa d’Avorio, può vantare successi industriali a livello internazionale. Ma per un breve periodo sulla nave dei Moderati è salito anche l’attuale presidente del consiglio regionale del Piemonte Mauro Laus, famoso per le magrissime paghe orarie riservate ai dipendenti della sua sempre più estesa cooperativa.
