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Il partito di sinistra? Vale il 10%. E Renzi precipita sotto quota 30

Il partito di sinistra? Vale il 10%. E Renzi precipita sotto quota 30
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Che cosa accadrebbe a livello politico-elettorale se nascesse davvero una formazione a sinistra del Pd? Affaritaliani.it ne ha parlato con Alessandro Amadori, sondaggista ed esperto di flussi elettorali

Che cosa accadrebbe a livello politico-elettorale se nascesse davvero una formazione a sinistra del Pd? Affaritaliani.it ne ha parlato con Alessandro Amadori, sondaggista ed esperto di flussi elettorali. “Premessa doverosa: la trasformazione del Pd in un partito di centro non mi convince. Renzi perderebbe troppi voti. Il premier funziona finché resta progressista e poi, pragmaticamente, ha l’appoggio di verdiniani e alfaniani. Ma una ‘cosa di centro’ mescolandosi con Ala e Ncd porterebbe a uno snaturamento del Pd. E gli elettori hanno dimostrato che non amano gli snaturamenti e i partiti che cambiano troppo identità diventando un ibrido”.

Detto ciò, l’ipotesi è che lo scenario politico futuro sia composto da: Pd, sinistra-sinistra, centro-centro, M5S e il blocco di Centrodestra.

“Il Pd di Renzi è arrivato al 40,8% alle Europee del 2014, poi a marzo 2015 ha iniziato a scendere fino al 33% circa. La componente di sinistra del Pd non è ancora uscita e vale intorno ai 4-5 punti percentuali. Quindi, dopo un’eventuale scissione, il Partito Democratico di Renzi si attesterebbe al 27-28%“, afferma Amadori.

“La sinistra valeva il 3,2% alla Camera nel 2013 e il 4% alle Europee con la Lista Tsipras. Sommando il 4-5% che arriverebbe dal Pd, più l’1% di altre forze, si tornerebbe al valore del 10% circa del blocco di sinistra-sinistra prima delle rivoluzioni di pseudo-marketing iniziate con l’Arcobaleno. In sostanza, il travaso di voti dal Pd farebbe raddoppiare i consensi di Sinistra Italiana”.

Il Movimento 5 Stelle – spiega Amadori – non subirebbe contraccolpi e resterebbe intorno all’attuale 25-26%. Il Centrodestra è frammentato ed è messo male, ma non è da sottovalutare. Ad oggi, comprendendo anche Ncd-Udc, arriva tutto unito al 32-33%. Senza Alfano e Casini, è comunque al 30-31% e quindi prima forza in questo scenario“.

E il Centro? “Ha ottenuto il 4,4% alle Europee poi è andato scendendo. Non varrebbe più del 2-3% ma politicamente molto importante”, afferma il sondaggista.

Infine l’ipotesi di un’alleanza Lega-M5S di cui si discute considerando la lite Salvini-Berlusconi su Roma. “In politologia non funziona mai la somma aritmetica e algebrica degli addendi. L’elettorato leghista probabilmente rimarrebbe tutto attaccato ma nei 5 Stelle, specie al Sud, è probabile che un quarto (6-7%) degli attuali elettori non voterebbe una lista Lega-M5S. Insieme, quindi, Carroccio e grillini potrebbero arrivare al massimo al 35%, anche se è più probabile immaginare un 32-33%”.