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Politica

Tempi duri in casa Pd dove, a quanto pare, si fa fatica ad arrivare a fine mese. Conti in rosso, casse vuote, spese alle stelle per consulenze, investimenti pubblicitari e affissioni. Non dev’essere stato piacevole per Francesco Bonifazi, neo tesoriere renziano, spulciare il bilancio del Partito democratico. Anche per questo, come ha raccontato ieri il Corriere della Sera , avrebbe intenzione di affidare a un gruppo di professionisti una due diligence per verificare contratti e rapporti bancari .

IL PD SI SPACCA SUL BILANCIO - Il partito si divide, tra chi difende la gestione passata e chi chiede una svolta. Michele Anzaldi un deputato renziano e dipendente del Pd: "Bisogna stare attenti a non fare di tutta un’erba un fascio, anche perché al Nazareno molti lavorano e sodo. Ma se è vero quello che emerge dall’articolo, è gravissimo. Ma come, si va verso tempi difficili con il taglio al finanziamento, stai per dichiarare fallimento e chi se ne va fa trovare a chi arriva le casse vuote? Assume persone come dirigenti e le fa diventare deputati un mese dopo? Ma se è così, è un’azione di guerra, hanno messo le mine sulla pelle dei dipendenti che lavorano davvero e fanno sacrifici. Abbiamo fatto un lavoro immenso per unificare Ds e Margherita e poi arriva questa mazzata". Pippo Civati chiede chiarezza: "Sono temi delicati e bisogna avere tutti gli elementi prima di giudicare. Per questo mi piacerebbe, senza drammi, che ci fosse una direzione nazionale per parlarne. E per proporre, per esempio, un bilancio consolidato di tutto il gruppo, che comprenda federazioni e unioni regionali".  A difesa della gestione precedente si schiera Stefano Di Traglia, già portavoce dell’ex segretario Pd: "In questi anni abbiamo solo tagliato risorse. E Bersani aveva dato ordine al tesoriere Misiani che nessuno del suo staff fosse assunto. La campagna elettorale del 2013 è stata tagliata di oltre il 30 per cento rispetto al 2008. Con risultati migliori, peraltro". Nico Stumpo, responsabile dell’organizzazione nell’era bersaniana, non ha dubbi: "Una cosa di cui sono convinto è la limpidezza dei conti". Stumpo non è d’accordo nell’abolizione del finanziamento ai partiti: "Se c’era una cosa sbagliata è che venivano dati fondi in eccesso. Ma i conti di adesso del Pd dimostrano che abbiamo speso per la nostra attività politica i soldi che ci sono arrivati dal finanziamento pubblico. Se ci sono avanzi, è un problema: in quei casi sì che succedono cose strane. Invece al Pd non è successo: qui nessuno ha comprato diamanti o appartamenti per uso personale".

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