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Politica

 

franco monaco

"Andrò a votare perché credo nello strumento, ma probabilmente voterò scheda bianca. Non vedo un candidato premier in grado di fare una sintesi tra le varie culture politiche del Pd".  Franco Monaco (in foto), ex senatore del Pd e prodiano della prima ora, intervistato da Affaritaliani.it, esprime tutta la sua disillusione per un partito, il Pd, che si è troppo allontanato dall'idea originaria dell'Ulivo a cui aveva lavorato fin dagli albori col Professore. Monaco si sofferma  sulla decisione di Romano Prodi di non votare alle primarie: "Non mi ha sorpreso. La scelta di Romano non è però da ricollegare all'affossamento della sua candidatura al Quirinale. La sua decisione è tutta politica e non ha nulla che fare col risentimento. La verità è che sotto più di un profilo il progetto originario dell'Ulivo era più avanzato e persuasivo di quello dell'attuale Pd"

Ad esempio? "Intanto l'Ulivo era senza se e senza ma a favore del bipolarismo, oggi siamo alle larghe intese. In secondo luogo c'era tra l'Ulivo e la società un rapporto più ricco di quello che intercorre attualmente  tra il Pd e la società. Intendo per società non solo l'opinione pubblica ma anche le sue espressioni organizzate. Prodi non aveva rapporti con l'opinione pubblica solo dal punto di vista leaderistico, ma era un riferimento per le organizzazioni economiche, il mondo cattolico e per numerose formazioni sociali". C'è poi un punto fondamentale su cui si sofferma Monaco: la collocazione europea del partito, che sta mandando in fibrillazione i popolari del Pd: "Constato che tutti i candidati alla segreteria  sono a favore dell'ingresso del Pse e questa è già una stranezza. In queste ore abbiamo appreso che il Pd organizzerà a Roma il congresso del Partito socialista europeo, ma mi sarebbe piaciuto discuterne da qualche parte. La collocazione europea non è un piccolo problema. Quando realizzavamo l'Ulivo avevamo l'ambizione di contribuire al rinnovamento delle famiglie politiche europee, tenendo ferma una peculiarità  italiana.  Nel Pd vedo tanta improvvisazione. Questo per dire che "l'Ulivo, molto più di oggi, considerava la convergenza di più tradizioni politiche la sua base ideologica. Non solo quella socialista ma anche quella liberal-democratica e cattolico-democratica".

Paragonare Renzi a Prodi è poi un'operazione azzardata ma Monaco ci sprova non risparmiando stilettate all'ex rottamatore:  "Il sindaco di Firenze è molto più efficace dal punto di vista della comunicazione e ha forse più carisma, ma ha un rapporto di tipo leaderistico con un'indistinta opinione pubblica. Prodi, come ho già detto,  era un rifermento per numerosi segmenti della società. Renzi  è più vicino all'Ulivo dal punto di vista della politica declinata al singolare , ovvero della visione del sistema politico: bipolarismo, sistema maggioritario e primarie  ma è lo è meno dal punto di vista delle politiche, ovvero a livello programmatico. Renzi ricerca uno sfondamento al centro e insegue l'elettorato di Centrodestra. Il progetto di Prodi  invece era completamente alternativo al Centrodestra. Aveva sì un'ambizione maggioritaria, ma tendeva a includere  anche le forze più radicali della sinistra".

Chi non ha ancora sciolto la riserva è Sergio Chiamparino, che sempre ad Affaritaliani.it, spiega così la sua posizione: "Come ho già detto in passato  faccio un altro lavoro e non mi occupo di Pd. Deciderò in prossimità delle primarie se andare a votare o meno. Se lo farò, sceglierò sicuramente Renzi". Anche dall'ex sindaco di Torino traspare  un certa delusione in vista dell'appuntamento congressuale. Proprio lui che alcuni mesi fa era stato indicato come colui che poteva candidarsi al posto di Renzi alla segreteria del Pd e che, non più tardi dello scorso aprile, era stato candidato dal gruppo renziano al Quirinale. Il tritacarne della politica non risparmia proprio nessuno.

Daniele Riosatwitter@DanieleRosa

 
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