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Politica
PNRR: il futuro non lo conosce nessuno, neanche Draghi. Si rassegni
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Il pessimismo “fa fino”. Il pessimista sembra dire: “Io sì che la so più lunga di voi. Io sì che oso dirvi la verità. E voglio dirvela, affinché un giorno non mi diciate che non vi avevo avvertito”.

In realtà il pessimismo e l’ottimismo sono ambedue atteggiamenti sbagliati, nella misura in cui si allontanano dalla verità. È soltanto perché da questa ci si allontana più facilmente nella direzione dell’ottimismo che il pessimismo gode di qualche vantaggio. Ma non bisogna lasciarsi incantare.e obiettiva nel caso concreto.

A questo imperativo mi sono sentito obbligato ascoltando l’illustrazione che Draghi ha fatto alla Camera del suo Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza. Perfino io mi sento più resiliente. Ma più lo sentivo parlare e più mi dicevo: “Io stimo quest’uomo, com’è che non dice niente di sensato? O – almeno – dice soltanto cose sensate per quanto riguarda i fini da raggiungere, ma non dice i mezzi che userà per raggiungerli. Né basta dire – sparo una cifra a caso – ‘Impiegheremo dieci miliardi per riformare la giustizia penale’, perché a me non interessa quanto lo Stato spende, a me interessa quanto lo Stato ottiene”.

Riguardo alla riforma dell’amministrazione della giustizia uno vorrebbe anche sapere: i giudici risponderanno almeno per colpa grave? Le carriere della magistratura inquirente e della giudicante saranno finalmente separate? Quale modo migliore dell’attuale (sistema Palamara) si intende adottare per gli scatti di carriera e per gli incarichi prestigiosi? Quale organo sarà chiamato a giudicare le malefatte dei magistrati, ricordando il detto latino secondo cui nemo iudex in re sua? E dunque i magistrati non dovrebbero essere giudicati da magistrati, soprattutto da magistrati in servizio. Quando la smetteremo con la farsa dell’azione penale obbligatoria? Quando riusciremo a punire chi rivela segreti d’ufficio, per far vivere i giornali scandalistici? Quando la smetteremo con l’eccesso di intercettazioni telefoniche e con la pubblicazione di intercettazioni che non riguardano le indagini ma sputtanano le persone antipatiche? Ce ne sono di interrogativi cui Draghi non ha risposto.

È vero, pur di non perdere gli sghei che si spera di ottenere da Bruxelles (prestiti, non lo dimentichiamo, ma se ne parla come se fossero tutti regali) le Camere approveranno il piano che Draghi presenterà a Bruxelles il 30 aprile, senza che deputati e senatori abbiano avuto il tempo di sfogliare le trecento pagine di cui consta. Ma chiedo: se Draghi avesse iscritto nel piano di riforma della giustizia le cose che si trovano nel paragrafo precedente, il M5S l’avrebbe ancora votato? O forse Draghi non ha inserito i particolari delle riforme proprio per ottenere il sì, attualmente, che non impegna nessuno, e poi “pensa Dio”?

Pare – pare, perché non riesco più a prestare un orecchio attento a queste vicende – che Bruxelles sia stata recalcitrante ad accettare questo piano, ma che alla fine abbia detto sì perché Draghi si è personalmente impegnato a realizzarlo. Infatti, se non ho visto male, il “manifesto” ha titolato in prima pagina: “Il piano sono io”. Io, Draghi. Ma, benedetto uomo, che cosa può garantire?

Forse Draghi, persona pragmatica, si è detto che doveva imbrogliare le carte, ed anche l’Italia, se voleva che il provvedimento passasse. Dunque ci ha venduto tanto coscientemente quanto involontariamente una patacca. Ma la patacca rimane patacca. Anche se un grand’uomo dice: “Garantisco io”.

Draghi è sicuro che sarà al governo, fra due o tre anni? Può essere certo che i partiti piegheranno il collo anche dinanzi ai provvedimenti che hanno osteggiato per decenni? Ercole era dunque un dilettante, rispetto a Draghi? E l’Idra di Lerna soltanto un cucciolone, rispetto alla Pubblica Amministrazione?

Quelle che Draghi ha detto alla Camera sono state soltanto parole altisonanti, e soprattutto “verba generalia”. Parole generiche di cui i professori di un tempo dicevano in latino maccheronico che: “non sunt impiccicatoria” Non attaccano.

La descrizione che il nostro Presidente del Consiglio ha fatto del piano è stata insufficiente ed elusiva. Il medico non deve dire che “bisogna somministrare al malato il rimedio giusto”, deve dire qual è questo rimedio, con nome e cognome, e perfino qual è la posologia.

Né ci incantano i numeri. Non possiamo prendere sul serio le previsioni di pil. Pare che sia di Disraeli la frase: “There are three kinds of lies: lies, damned lies, and statistics.” . Ci sono tre specie di bugie. Bugie, fottute bugie, e statistiche. Il futuro non lo conosce nessuno, neanche Draghi. Si rassegni. Scriva quei numeri per Bruxelles, se vuol sentirsi suonare quella musica. Io so soltanto che l’Italia, indebitata fino al collo, ora si indebita fino al labbro inferiore. E quanto ai piani mirabolanti io, se avessi fame, non vorrei sentirmi dire: “Ti prometto che risanerò l’Italia”, ma più semplicemente: “Stasera ti pago la pizza”.

Non è colpa mia, non riesco a credere che il contenuto sarà ottimo soltanto perché il pacchetto è chiuso con un bel nastro rosso. Chi crede alle favole a vent’anni è come minimo un attardato, ma se ci credessi io, con più di ottanta anni, non sarei un candidato all’Alzheimer, sarei già stato accettato con tutti gli onori nell’augusta confraternita.

giannipardo1@gmail.com

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