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Proteste a Roma, Alemanno ad Affaritaliani: “Io accerchiato da un gruppo di attivisti, ho rischiato il linciaggio”. Ecco come è andata

L’ex sindaco della Capitale racconta ad Affaritaliani l’aggressione denunciata durante la manifestazione: “Ci hanno circondato, sputato contro e minacciato”

Proteste a Roma, Alemanno ad Affaritaliani: “Io accerchiato da un gruppo di attivisti, ho rischiato il linciaggio”. Ecco come è andata

Roma, la denuncia di Alemanno denuncia dopo le proteste

“Ce la siamo rischiata”. Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma ora in asse d’alleanza con Roberto Vannacci, ricostruisce ad Affaritaliani i momenti di tensione vissuti a Roma durante la manifestazione di protesta, quando si è ritrovato circondato da un gruppo di manifestanti mentre si trovava in auto con Massimo Arlechino. “Tornavo dalla Festa dell’Agricoltura di Futuro Nazionale. Mi trovavo, poco dopo le ore 11, con Massimo Arlechino: siamo rimasti imbottigliati nel traffico causato delle proteste, all’angolo tra via Rattazzi e via Carlo Alberto. Sono sceso un attimo dall’auto e sono stato riconosciuto da un gruppo di manifestanti che confluivano verso la stazione. Hanno cominciato ad insultarmi e a fotografarmi, a quel punto mi sono ritirato in macchina”, racconta Alemanno.

Dopo una serie di insulti rivolti dal gruppo, una decina di attivisti più adulti, alcuni armati di caschi da moto, hanno circondato l’automobile: “Hanno minacciato me e Arlechino, sputando contro di noi con la solita rabbia e colpendo ripetutamente la vettura con calci e colpi di casco. Sul posto era presente un solo agente di polizia in borghese, che ha vigilato sulla situazione senza intervenire, per evitare che degenerasse. Poi sono intervenuti alcuni manifestanti più responsabili e gli aggressori si sono ricongiunti al gruppo principale. Noi non stavamo facendo nulla di politico, non avevamo provocato nessuno: siamo rimasti immobili e anche il poliziotto è rimasto fermo, perché se avessimo reagito sarebbe scoppiato il linciaggio. Ce la siamo veramente rischiata, ma abbiamo evitato di reagire per non provocare un’escalation di violenza. In una situazione del genere, se si risponde alle provocazioni, si fanno fotografie e si reagisce, succede il panico. Avrebbero sfondato la macchina, erano ben piazzati: c’era anche un extracomunitario, un ragazzo di colore”, racconta.

I danni

La macchina ha riportato danni e ammaccature per i colpi inferti. “Abbiamo sporto denuncia per l’aggressione, le minacce e i danni subiti, presso il Commissariato PS di Trastevere, ma la situazione sugli scontri resta grave. Ci siamo abituati alla presenza di una frangia antagonista che rappresenta una minaccia costante per l’ordine pubblico, per i cittadini e per le manifestazioni. Ci sono frange che vanno oltre ogni limite, con una predisposizione alla violenza sempre più forte. Si è creato una sorta di contagio della violenza, indotto da una manipolazione molto determinata. C’è una strategia deitro molto precisa”, sottolinea Alemanno.

Alla base del malcontento, questioni e temi di rilevanza internazionale che “il governo sta ignorando, ma questo non giustifica quello che accade. Anzi, tutto questo rischia di diventare un boomerang e di degenerare in violenza. L’obiettivo di questi scontri non è politico, ma squisitamente di odio: c’è una diffusione dell’odio che rischia di contagiare anche il grande numero di immigrati di prima e seconda generazione che abbiamo in Italia. Il pericolo è che questo meccanismo finisca per trasformare lo scontro in uno scontro etnico“. Sta di fatto, sottolinea, che “questo non può essere il modo per protestare per veri problemi sociali e che anche da questo semplice episodio emerge una chiara strategia di provocazione e di violenza”.

Alemanno, ora impegnato nel progetto di Futuro Nazionale, ha risposto poi alle ultime dichiarazioni di Giorgia Meloni, che ha chiuso alla possibilità di un accordo con Vannacci: “Ce la faremo anche senza di lei. Andiamo avanti nella nostra strada convinti che ci sia spazio a destra anche per noi, a pesincere da ciò che farà Giorgia Meloni”.

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