Diego Armando Maradona avrebbe compiuto 66 anni. Il più forte di tutti i tempi, per chi ha avuto la fortuna di vederlo giocare e per tanti che lo hanno conosciuto soltanto attraverso le immagini. Dalla povertà argentina agli scudetti del Napoli, dal Mondiale del 1986 agli eccessi che ne hanno segnato la vita. Sei anni dopo la sua morte, Diego continua a essere un personaggio impossibile da dimenticare. Con tutti i suoi difetti.
Da Villa Fiorito al primo scudetto del Napoli: la storia del ragazzo che cambiò il calcio
Il 30 ottobre 1960 nasceva Diego Armando Maradona. A Lanús, nella provincia di Buenos Aires. Cresce a Villa Fiorito, quartiere povero di Lomas de Zamora, dove il pallone è un passatempo, un sogno e, soprattutto, una possibilità di riscatto. A quindici anni debutta con l’Argentinos Juniors, poi arriva il Boca Juniors, il Barcellona e infine, nel 1984, Napoli. Una città che lo accoglie come un re e che Diego porta dove nessuno era mai riuscito prima: sul tetto d’Italia. Due scudetti, nel 1987 e nel 1990, una Coppa Italia e la Coppa UEFA del 1989. Trofei che, letti così, sembrano soltanto numeri. Eppure Maradona ha rappresentato molto di più. Ha dato a Napoli la possibilità di guardare negli occhi le grandi del Nord e di batterle. Non soltanto sul campo, ma anche nell’orgoglio.
E poi c’è il Mondiale del 1986. Quello vinto praticamente trascinando l’Argentina sulle spalle. Quello dei due gol all’Inghilterra: il primo segnato con una mano, il secondo dopo aver saltato mezza squadra avversaria. Nella stessa partita, Diego mostrò il meglio e il peggio del suo rapporto con le regole. Una scorrettezza e il gol più bello della storia dei Mondiali, a distanza di pochi minuti.
Maradona era questo. Un genio. Forse il più grande che abbia mai toccato un pallone. Messi, Pelé, Cristiano Ronaldo: i confronti non finiranno mai. Ma Diego aveva qualcosa di diverso.
Dal genio agli eccessi: le cadute di un uomo che non era un santo
La dipendenza dalla cocaina, le squalifiche, gli scandali, le scelte sbagliate e i rapporti complicati hanno segnato la seconda parte della sua carriera e gli anni successivi. Santificarlo sarebbe ingiusto quanto ricordarlo soltanto per i suoi errori. Diego aveva un talento calcistico fuori dal comune, ma anche debolezze enormi. E il mondo che lo aveva portato in trionfo non sempre ha saputo distinguere l’uomo dal personaggio.
Il 25 novembre 2020 Maradona morì a 60 anni, durante la convalescenza in un’abitazione nei pressi di Buenos Aires. La giustizia argentina sta ancora cercando di chiarire le eventuali responsabilità penali legate all’assistenza sanitaria ricevuta negli ultimi giorni. Il processo si è concluso con l’assoluzione di uno dei medici coinvolti, mentre per gli altri sei imputati il verdetto è atteso il 22 dicembre. Intanto Napoli continua a ricordarlo. Nei Quartieri Spagnoli, davanti al suo murale, sulle maglie azzurre e nelle fotografie di uno stadio che oggi porta il suo nome. Perché Diego era tutto fuorché perfetto. Ma sul campo faceva cose che gli altri potevano soltanto immaginare. Di campioni ne abbiamo visti tanti e ne vedremo ancora. Di Maradona, uno solo.
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