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Politica
Rai, "Fedez ha fatto solo marketing. L’azienda corretta, ora si tuteli”
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Il caso Fedez-Rai continua a far discutere. Dal mondo politico soprattutto si sono levate numerose critiche e, da più parti, a cominciare dal M5s che ne aveva fatto una bandiera appena approdato in Parlamento, si torna a parlare di una urgente riforma della governance. Affaritaliani.it ha chiesto un commento sulla vicenda a Giampaolo Rossi, consigliere d’amministrazione della Rai, in quota Fratelli d’Italia. Parlando al nostro giornale, Rossi definisce l’intera querelle “una straordinaria operazione di marketing che Fedez ha fatto su se stesso. E, ritagliandosi il ruolo di vittima censurata dalla Rai, è riuscito a oscurare interamente il grande evento del primo maggio”. Nella sua analisi, infatti, Rossi evidenzia come “di tutti i grandissimi artisti che si sono alternati sul palco, non se ne ricordi nessuno. Si parla solo di Fedez. Ma la cosa più inquietante è che, in piena pandemia, con la crisi economica e sociale che stiamo vivendo, invece di parlare di lavoratori e del lavoro da difendere si è parlato solo del rapper”. 

Alla domanda, poi, se viale Mazzini abbia commesso o meno degli errori nella gestione di questa vicenda, il membro del Cda Rai risponde senza esitazione: “La Rai ha subito un gravissimo danno di immagine e reputazionale. Basato su un’accusa non vera, quella della censura. E su questo - incalza Rossi - ritengo che l’azienda abbia l’obbligo di tutelarsi in ogni sede. Penso sia opportuno difendere l’operato di chi ha svolto la doverosa funzione di supervisione editoriale, specificatamente prevista dalle norme vigenti. Mi riferisco, in modo particolare, al vicedirettore di Rai3 Ilaria Capitani che, alla prova dei fatti, non ha prodotto alcuna censura ed è stata invece esposta in maniera inaccettabile, con la registrazione prima e la pubblicazione dopo di un colloquio riservato”.

Il consigliere d’amministrazione Rai va anche oltre e aggiunge: “Dico di più: trovo abbastanza curioso che di fronte ad un attacco così strumentale né l’AdRai (l’associazione dei dirigenti Rai, ndr) e né l’UsigRai (sindacato dei giornalisti, ndr) abbiano difeso la vicedirettrice di Rai3”.

Se da un lato, quindi, Rossi si augura che “la Rai intervenga legalmente per ripristinare una verità di fondo e cioè che non c’è stata alcuna censura, come dimostrano tutti i contenuti dell’evento sul primo maggio visibili su Raiplay”, dall’altro auspica pure un ampio dibattito nel Paese prima di mettere eventualmente mano a una riforma della governance.  A tal proposito, infatti, sottolinea: “Abbiamo prodotto una riforma Rai che è durata tre anni, la riforma Giacomelli. Adesso, gli stessi che l’hanno fatta vogliono cambiarla. Ma a questo punto credo sia più utile aprire un dibattito nel Paese sul futuro del servizio pubblico, coinvolgendo le categorie sociali, il mondo della cultura, quello dei produttori e i cittadini, che sono i veri azionisti della Rai”.

Insomma, a detta di Rossi, “prima di sfornare in qualche ufficio di qualche segreteria di partito una nuova riforma, serve interrogarsi su come debba essere ridisegnato il servizio pubblico nell’epoca del digitale e della crossmedialità. Soltanto dopo - conclude -, se serve, occorre pensare a come ridisegnare modelli di governance coerenti con i bisogni attuali. Compito che spetterà al Parlamento”.

Quanto alle imminenti nomine dei componenti del Cda Rai, infine, l’attuale membro di minoranza del Consiglio d’amministrazione non teme affatto che possa risentire degli strascichi del caso Fedez: “Il Parlamento e il Governo sceglieranno, come prevede la legge, i nomi che riterranno più validi e competenti. E lo stesso faranno i dipendenti nella scelta del loro consigliere”.

 

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