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Politica
Rai-Fedez, terremoto sui vertici. Chi salta e chi arriva. I nomi
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Di Sempione Mazzini
La voce della coscienza in casa Rai
 

Contrordine, compagni! Ora la parola d'ordine non è più (o solo) amministratore delegato, ma governance. Se fino a poche ore fa il PD cercava appoggi sacri e profani per piazzare Tinny Andreatta al timone di viale Mazzini, dopo averla fatta migrare in Netflix, lo show di Fedez in tv ha reso troppo delicato lo sport della lottizzazione. Meglio parlare di riforme, che è più social. E così il duo Letta-Conte, dimentichi che il PD e M5S erano al governo fino a poco fa e che avrebbero potuto tranquillamente riformare l'azienda, è sceso in campo dicendo basta lottizzazione e sì alla riforma della Rai. Abile mossa per far passare sotto silenzio che la rete ora al centro delle polemiche, Rai3, è spartita in perfetto stile cencelli tra PD (Mario Orfeo direttore del Tg3) e M5S (Franco di Mare direttore di Rete), senza trascurare i vice-direttori Ilaria Capitani (ex portavoce di Veltroni) e Sigfrido Ranucci, anello di mediazione tra PD e Fatto Quotidiano.

E' ovvio che vedrà, comunque la luce, prima il nuovo Cda che la riforma della Rai. Difficile che il centrodestra digerisca la proposta Andreatta: Lega, Forza Italia e FdI guardano a una rosa ristretta di manager interni. Qui l'ultima parola spetterà comunque a Draghi, sentiti i partiti, con buona pace dei proclami di Letta e Conte. Ancora più politica la nomina del presidente della Rai, che dovrà raccogliere il consenso dei due terzi della Vigilanza: al momento il derby è tra Ferruccio De Bortoli e Paola Severini, il primo caro al premier e al PD, la seconda sostenuta dal Terzo Settore e da ambienti limitrofi al Vaticano.

Nelle reti e nei tg con i futuri vertici la Rai cambierà sicuramente volto. Via le direzioni di Tg1 e Raiuno, che dovranno segnare una svolta dopo l'occupazione dell'ex portavoce Casalino. Impossibile che il terremoto del 1 maggio non si faccia sentire a Rai3. Si punta alle capacità, si mormora nei corridoi della politica. E tra i giornalisti i più stimati e capaci sono considerati Mario Orfeo, Gennaro Sangiuliano e Francesco Giorgino, visto che Franco Di Mare è prossimo alla pensione. Difficile che il PD, comunque, rinunci a mandare in prima linea Simona Sala.

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