Doveva essere la Rai del cambiamento. Ma, secondo la Lega che parla all’indomani della schiacciate vittoria in Umbria, mai si sarebbe potuto immaginare di peggio. Massimiliano Capitanio (Lega) è fra i primi a chiedersi cosa sia passato per la testa dell’amministratore delegato Fabrizio Salini, persona sicuramente capace ed esperta, a proposito dello “scivolone” dovuto al fatto di non far commentare i risultati elettorali sulla rete che da sempre accoglie il dopo voto cioè Rai 1.
Il totem del degrado giornalistico della Rai, secondo la Lega, poggia su una data precisa: il 16 ottobre il palinsesto di RaiUno viene stravolto con poche ore di preavviso per mandare in onda, alle 21.25, uno speciale TG1 con intervista al premier Giuseppe Conte. I telespettatori vengono ingannati (e su questo pende un esposto all’Agcom): si dovrebbe parlare della “Guerra di Erdogan” e invece va in scena un noiosissimo monologo truffa del presidente del Consiglio che fa crollare gli ascolti al 7% con picchi al 4%. Per la rete regina della Rai è un danno in termini di immagine, ascolti e pubblicità. Pochi giorni prima Salini aveva acconsentito a relegare l’atteso faccia a faccia tra Matteo Salvini e Matteo Renzi del 15 ottobre in seconda serata (probabilmente su input del suo partito di riferimento, i 5 stelle): nonostante la volontà di insabbiare il duello, la sfida tra i due Matteo viene seguita da 3.808.000, pari a uno share del 25.4% superiore anche a quello della partita della Nazionale che ha avuto uno share del 23.4%. In prima serata il duello avrebbe portato ancora più ascolti e pubblicità, ergo soldi (venuti meno con un evidente danno economico).
Il 21 ottobre, in piena par condicio e in violazione dei codici aziendali, Report dedica una surreale puntata ai fantomatici rapporti tra Lega e Russia, probabilmente allo scopo di condizionare la campagna elettorale in Umbria, proprio nelle ore in cui il premier Conte viene convocato al Copasir per chiarire alcuni aspetti poco trasparenti della visita del ministro statunitense Barr a Roma in agosto. Non solo. Il milionario Fabio Fazio (declassato dai RaiUno a RaiDue dopo i flop di ascolti) infrange tutte le regole dei rapporti tra reti Rai e domenica apre un collegamento con il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, per tirargli la seconda puntata russa.
Ma secondo Capitanio il tonfo viene toccato con lo speciale elettorale del 27 ottobre (con la Lega trionfante in Umbria e l’assePD-Stelle-Leu-Renzi bocciato dagli elettori) v deportato da RaiUno a RaiTre, ovviamente senza voci leghiste in studio. Tutto questo secondo i rumors di viale Mazzini non dipende dalla direttrice Teresa de Santis che avrebbe insistito a lungo per avere lo speciale su Rai 1. Dipende da Salini che ha deciso di mandare tutto su Rai 3. Teresa de Santis, invece, ha subito ancora una volta. Ha saputo della decisione da Bruno Vespa cioè da un collaboratore della Rai e non dall’ad stesso. Ovvio che la tosta direttrice di Rai 1 ci sia rimasta male. È vero che non sente né Salvini né altri politici (“Decido per il bene dell’azienda in accordo con Salini e basta. Nessuno di noi sente la politica”) ma lo speciale post voto era un prodotto tradizionale della rete che avrebbe portato soldi e share. Ma è andata diversamente. Capitanio insiste e rilancia. La disfatta umbra è nell’aria e la Rai governativa corre ai ripari come può, dice io leghista. E aggiunge : alla faccia del canone e del diritto dei telespettatori a una informazione neutrale.
Queste secondo Capitanio sono solo alcune delle date con cui Salini (volente o nolente) ha affossato gli ascolti di RaiUno, che da tempo deve anche farei i conti con la surreale gestione del TG1 di Carboni. Per non parlare della gestione Freccero di RaiDue, che ha toccato l’apice dell’incredibile quando il 5 giugno un sedicente cantante neomelodico viene ospitato nella trasmissione Realiti di Enrico Lucci: il giovane infanga la memoria di Falcone e Borsellino e la Procura di Catania apre un’inchiesta. E dunque un affondo duro quello del leghista che somiglia ad un avviso di sfratto per Salini. Di sicuro il Piano industriale resta la sola carta che ha l’ad per liberarsi della direttrice di Rai 1. La De Santis infatti sta vincendo con gli ascolti ed è giudicata un direttore in equilibrio (anche se con la giusta distanza) dalla politica. Chi la voleva fuori ci ha provato con la scusa degli ascolti sperando che Salvini staccasse la spina. Ma Salvini contrariamente a chi parla di ‘occupazione militare della Rai’ non si è mai occupato di viale Mazzini. Ha scelto un direttore a suo tempo e non ha pensato mai a rimettere in discussione le sue decisioni. Della Rai il vincitore delle elezioni non si occupa e questo è un grande pregio del leader. Ma con lui da oggi bisognerà fare i conti anche con il piano industriale. E in Rai questo lo sanno tutti.


