Sigfrido Ranucci sceglie la festa de Il Fatto Quotidiano alla Versiliana per tornare sull’argomento del suo attentato e tutte le conseguenze. Il giornalista precisa: “Non ho mai preso un euro da affari con Lavitola“. Ma Ranucci dovrà dare spiegazioni ai pm su alcuni aspetti ancora non chiariti. Un punto lo ha toccato la ex di Lavitola che – riporta Il Corriere della Sera – ha fatto riferimento a un incontro in giardino cinque giorni dopo l’attentato. Soffermandosi sulla prudenza di quel colloquio a tu per tu, nel giardinetto di casa Lavitola e senza cellulari, lasciati in cucina. Il faccendiere, in quel momento, non era ancora sotto inchiesta ma colpisce la tempistica.
Si allude cioè alla eventualità che il giornalista fosse stato messo a conoscenza del piano. Un aspetto che Ranucci smentisce in modo inequivocabile ma che, ragionevolmente, sarà oggetto di verifica durante l’audizione in Procura. La convocazione di Ranucci, prevista fra fine mese e i primi di ottobre, servirà a completare il quadro e restituire un movente plausibile all’attentato. Spunti ulteriori per domande investigative erano venuti a suo tempo dalla versione offerta dallo stesso Lavitola nel corso dell’interrogatorio di garanzia di fronte alla gip, il 12 agosto scorso. Il faccendiere parlò dell’intuito di Ranucci: “Potrebbe aver sospettato che ero stato io a far mettere la bomba” disse.


