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Politica
Referendum autonomia, lombardi e veneti diano una scossa all'Italia

Risultati sono già stati conseguiti. Il primo è l’apertura di Silvio Berlusconi, che prende posizione per il sì al referendum consultivo sull’autonomia di domenica in Lombardia e Veneto. Anzi spiega che tutte le Regioni dovrebbero chiedere l’autonomia. Il secondo è che parte del Pd, tanti amministratori locali e sindaci, da quello di Milano Giuseppe Sala, si schierano anch’essi col sì. Una forte presa di posizione rispetto al Pd nazionale e alla politica romana in genere, che fingono di non vedere e si girano dall’altra parte o fanno affermazioni puerili sui costi organizzativi (per giunta alla Regione Veneto lo Stato ha chiesto 2 milioni di euro per l’utilizzo della forza pubblica ai seggi). Notevole la volontà della Lega Nord del segretario Matteo Salvini e dei governatori Roberto Maroni e Luca Zaia. Negativo un certo silenzio della stampa (sostanzialmente romano-centrica… e del resto nell’inno nazionale ci sono quelle parole “Italia schiava di Roma”), poco avvezza al tema del federalismo, che è venuta meno al principio di completezza dell’informazione, recuperando in grande ritardo. Attenzione continuativa e indubbia doveva esserci se coinvolte sono due Regioni del Nord così importanti, con la Lombardia che da sola realizza quasi un quinto del Pil nazionale.

Non era facile, ma la gente sembra aver capito. Sa che il voto è per l’interesse del suo territorio e che le logiche della politica tradizionale non c’entrano. L’indipendentismo della Catalogna è un’altra questione, è fuori dalla cornice costituzionale, è una rivoluzione (per lo meno per chi così considera la protesta pacifica, il referendum del 1° ottobre delegittimato dalla violenza della polizia di Madrid, i ricatti economici delle aziende che ne se vanno e quelli politici dell’Ue). Il referendum di Lombardia e Veneto di domenica sono nel rispetto della Costituzione e dell’Unità dell’Italia. Le due Regioni negozieranno con Roma per ottenere, previo percorso legislativo, autonomia in alcune materie come l’istruzione, la sicurezza sul lavoro, la tutela dell’ambiente e della salute, il coordinamento della finanza pubblica (temi come la sicurezza e l’immigrazione, va precisato, rimarranno a carico dello Stato centrale).

L’altro aspetto di ciò, è che metà del residuo fiscale (la differenza tra quanto inviato a Roma in tasse e quanto restituito in servizi) rimarrà sui territori di Lombardia e Veneto. Un lombardo, dal neonato all’anziano, dà ogni anno in solidarietà 5.500 euro, le Regioni a statuto ordinario del Nord 100 miliardi (i soldi sono naturalmente quelli di coloro che pagano le tasse). Ingiusto: con un’immagine, un ricco non deve diventare povero per aiutare un povero. Tutto ciò, l’autonomia, poteva essere chiesta anche senza il referendum: che è stato pensato per avere un forte mandato dagli elettori. Fondamentale sarà il ruolo dei cittadini di origini del Centro e del Sud Italia, che potrebbero essere indotti a schematiche semplificazioni (a sfondo razzista), ma ciò dovrebbe essere superato dal fatto che essi sono consapevoli, come del resto lo sono ritenuti dagli autoctoni, di essere “superlativamente” lombardi e veneti. Importante l’aspetto della coscienza democratica del Paese. Grazie al referendum di domenica, gli italiani hanno più chiaro che cosa sia la democrazia. Sanno che essa è l’individuo, che l’elezione diretta dei rappresentanti nelle istituzioni, il federalismo e il federalismo fiscale sono declinazioni del suo essere la democrazia. Gli esperti ricordano che la riforma degli ambiti territoriali può essere uno stimolo alla crescita e alla ripresa. Tutte le Regioni italiane dovranno essere padrone del proprio destino, creare da sé la ricchezza sul proprio territorio. Il referendum di Lombardia e Veneto può essere la scossa economica e politica per tutti gli italiani e il Paese.

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