“Certo, se avessi optato per il no al referendum costituzionale, mi sarei trovato con un’altra compagnia: con D’Alema e con Bersani. E non è che sarei stato meglio…“. Con queste parole Marcello Pera, filosofo, ex presidente del Senato e uno dei padri fondatori di Forza Italia, si schiera per il ‘sì’ al referendum sulle riforme costituzionali del prossimo autunno. Proprio sulla diversità di opinione con il partito di Silvio Berlusconi, l’ex presidente del Senato spiega: “Con Giuliano Urbani, che anima il nostro comitato per il ‘sì’, abbiamo fatto una riflessione: ‘Perché perdere anche questa occasione? Questa riforma non è peggiore di quella firmata da Calderoli’“. La posizione di Pera, insieme a quella di Urbani e probabilmente di Antonio Martino, non è affatto estemporanea. Dietro – raccontano fonti azzurre – ci sarebbe la regia di Silvio Berlusconi. L’ex Cavaliere cerca in questo modo di tenere il piede in due scarpe: da un lato si schiera ufficialmente per il no al referendum, con Brunetta e Toti battaglieri contro Renzi, dall’altro però tiene aperta la porta del dialogo grazie alle posizioni degli ex azzurri liberali come Pera e Urbani. Un classico esempio di ‘politica dei due forni’ quella di Berlusconi che spera così di poter vincere in ogni caso, sia che le riforme costituzionali vengano approvate o bocciate. E’ del tutto evidente che la galassia del leader di Forza Italia è oramai spaccata in due: da un lato i filo-leghisti come Toti e dall’altra il ‘partito di Mediaset’ e dei figli che, attraverso Gianni Letta e Denis Verdini, tengano aperto il canale con Palazzo Chigi e il Nazareno. Parisi, in mezzo, cerca di rinnovare il partito tra mille difficoltà.
COSI’ PARISI SI PREPARA ALLA CONVENTION – Sconfitto di misura da Beppe Sala, Stefano Parisi vuol capitalizzare il ‘modello Milano’ e continua a lavorare per la convention programmatica del 16-17 ottobre a Milano, dove lancerà la sua proposta politica per rinnovare il Centrodestra, cercando di non pestare i piedi a nessuno e ritagliandosi un ruolo ‘super partes’. Il suo obiettivo, raccontano, è “rigenerare la politica” e questo potrebbe essere lo slogan della manifestazione che, assicurano gli organizzatori, ”sarà aperta a tutti, chi vuole potrà partecipare, perchè non ci sono inviti formali”. Ancora non è stata trovata la location e l’agenda dei lavori è un work in progress. Di certo, i relatori che interverranno non saranno esponenti della politica. Una scelta precisa. Per non dare una forte connotazione all’iniziativa ed evitare polemiche, visto che molti azzurri, anche big, considerano la kermesse una forzatura dell’ex manager di Chili per lanciare la propria leadership. Anche chi vede in Parisi una risorsa per quel ricambio generazionale immaginato dall’ex Cav, riferiscono, teme che possa giocare in proprio e creare qualcosa di nuovo, che vada oltre Forza Italia, con la scusa di voler ricompattare il fronte moderato. Non a caso, tra chi guarda con interesse alle mosse di Parisi ci sono molti che hanno abbandonato da tempo la militanza forzista, come Gaetano Quagliariello, leader di ‘Idea’ e Gabriele Albertini, che non ha dubbi: “La convention rappresenta uno spartiacque”. Ovvero, servirà a chiarire le intenzioni del già candidato sindaco di Milano. Non si sa cosa pensi Silvio Berlusconi di questa kermesse, se parteciperà o meno. L’ex premier è in Sardegna a completare la riabilitazione dopo l’operazione al cuore e, riferiscono, preferisce tenersi lontano dalle beghe di partito, concentrandosi se mai sul futuro delle sue aziende (in queste ore si sarebbe riaperta la partita Premium e il cda di Mediaset attende le prossime mosse di Vivendi). Berlusconi non ne vuole sapere di lotte tra correnti, alle prese con le primarie di partito e coalizione, assemblee costituenti e congressi. Per il leader azzurro, da sempre allergico alle consultazioni aperte stile Pd, contano i programmi, i fatti. E ora la priorità è vincere la battaglia del ‘no’ al referendum e ricompattare il Centrodestra, allargandolo non solo alla società civile, visto che l’Italicum impone il listone unico alle prossime elezioni politiche.

