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Politica
Regionali, Leu boccia il piano Pd-Grillo. "Desistenza? Non funziona ovunque"
(fonte Lapresse)

Regionali e Patto di desistenza, Leu: "Soluzioni a tavolino non funzionano"

Mentre nel centrodestra l’accordo sui candidati alle Regionali è stato chiuso da un pezzo, nel centrosinistra il lavoro sottotraccia alla ricerca di intese prosegue senza sosta. Rientra in questo solco Il progetto di un patto di desistenza contro la destra, sul quale sarebbero d’accordo il premier Giuseppe Conte, il garante M5s Beppe Grillo e il segretario del Pd Nicola Zingaretti, come scrive quest’oggi “Repubblica”. A mostrare i suoi dubbi circa l’exit strategy del voto disgiunto è Federico Fornaro, capogruppo di Liberi e uguali alla Camera.

Il deputato di Leu, parlando con Affaritaliani.it, infatti, mette in guardia: “Le ipotesi di desistenza hanno un significato, dove è possibile il voto disgiunto, al primo turno. Ragion per cui la considero una indicazione positiva, ma di difficile quantificazione”.

Presidente Fornaro, ma non era meglio un accordo alla luce del sole come, seppure a fatica, si è fatto in Liguria?
Non dimentichiamo che il Movimento cinque stelle non è un partito. Questo è un dato oggettivo che non può essere trascurato. E, poi, ovviamente, pesano le dinamiche locali. Sempre. E a maggior ragione alla luce di questa caratteristica che presenta il M5s dal punto di vista organizzativo. Detto questo, noi siamo favorevoli a tutti i tentativi. D’altronde, siamo sempre stati per la verifica di ogni possibilità di intesa e quindi di riproposizione dell’alleanza nazionale, ma anche rispettosi delle scelte degli altri.

Sulle mancate intese per le Regionali, quindi, ad avere maggiori responsabilità tra M5s, Pd e Italia viva è il Movimento?
Non parlerei di responsabilità. Piuttosto si tratta di prendere atto che in alcune Regioni il centrosinistra non si presenta unito e ciò lo indebolisce. In quest’area politica, però, non è solo il M5s a essere diviso.

Si riferisce a Italia viva?
Sì, in alcuni casi. In Puglia, per esempio, la scelta di Iv rappresenta un aiuto alla destra.

Un atteggiamento completamente diverso dal vostro.
Noi abbiamo fatto una scelta chiara sin dall’inizio: sosteniamo i candidati di centrosinistra in tutte le Regioni e, dove possibile, abbiamo provato a fare da ponte tra Pd e M5s.

Che ne pensa di questa exit strategy del voto disgiunto e del presunto accordo di desistenza Conte-Grillo-Zingaretti?
Mi sembra una soluzione studiata a tavolino, propria di un mondo ideale in cui gli elettori seguono le indicazioni e i suggerimenti dei rispettivi partiti. Mi pare che le ultime elezioni amministrative dimostrino come si tratti di desiderata più che di realtà.

Idea bocciata, dunque?
Diciamo che possono rivelarsi indicazioni utili per un elettorato un po’ più maturo. Ma non dimentichiamo che le ipotesi di desistenza hanno un significato, dove è possibile il voto disgiunto, al primo turno.

Secondo lei l’esperimento Emilia Romagna è replicabile in Regioni come la Puglia o la Campania?
Il laboratorio emiliano è difficilmente replicabile. C’è un elemento, infatti, da non trascurare.

Quale?
Che il nucleo duro, originario, del Movimento cinque stelle emiliano è di sinistra. Da questo punto di vista è stato più facile innalzare una diga contro la destra di Salvini. In Regioni come la Puglia, invece, la matrice Cinque stelle è più variegata e disomogenea. Anche se…

Anche se?
Anche se in Puglia c’è un governatore uscente e ricandidato, Michele Emiliano, che ha sempre cercato di dialogare con il M5s. In linea teorica, quindi, una persona in grado di riunire attorno a sé una coalizione ampia. Ma, appunto, la vicenda pugliese dimostra ancora una volta come poi, alla fine, prevalgano le indicazioni locali. Sono queste ultime quelle che pesano e contano.

Alla luce di questo ragionamento, allora, in Campania la strada è molto più in salita?
Qui lo stile di governo di De Luca è profondamente differente dall’impostazione del M5s. In Campania non c’è mai stata empatia e, quindi, è più naturale una candidatura autonoma da parte dei Cinque stelle.

Alla fine della giostra, però, il rischio reale è di consegnare Regioni al centrodestra e, di conseguenza, di indebolire il governo, non le pare?
Credo che nel M5s possa e debba maturare una riflessione politica più ampia e dunque la consapevolezza della necessità di sperimentare la tenuta di governo anche a livelli locali. Sono fermamente convinto che ogni Regione abbia una storia a sé, ma credo anche che gli stessi elettori grillini si rendano conto del fatto che una vittoria netta del centrodestra alle Regionali rappresenterebbe un ostacolo serio alla prosecuzione dell’esperienza di governo.

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