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Politica
L'editoriale/ Condannati al renzismo


Di Adriana Santacroce


La manifestazione di Landini è stata un flop. Non ci giriamo intorno. Quindicimila persone in piazza per una nuova politica del lavoro sono un fallimento. E non era stata un grande successo neanche quella della Lega, con venticinquemila partecipanti, che aveva "Renzi a casa" come slogan. Certo gli organizzatori e i sostenitori dei due movimenti, se ora mi stanno leggendo, diranno che non è vero. Che per il momento in cui siamo va benissimo così. Che gli organi di stampa non hanno pubblicizzato l'evento. E che in questo Paese tutta la stampa è schierata con Renzi. Ebbene, qualcosa è vero. Tuttavia non basta a giustificare i numeri, in fondo, più bassi del previsto.

Landini invoca più giustizia sociale. Lavorare meno, lavorare tutti e con salari dignitosi. Bello. Ma forse sono gli stessi lavoratori che non gli credono più. La stanchezza con cui la gente accoglie le forme di protesta di Landini e dello stesso Salvini mostrano una resa, drammatica, dell'opinione pubblica alle politiche del governo.

Il professor Bagnai mi spiegava in passato che se non si svaluta la moneta non si ha altra scelta che svalutare il lavoro. Ha ragione. La precarizzazione del lavoro e l'abbassamento vertiginoso degli stipendi sono il frutto, ineludibile, della globalizzazione e dell'Europa in cui ci troviamo. È desolante ammetterlo ma è così. Il Jobsact è il risultato delle politiche europee e, sic stantibus rebus, è l'unico modo possibile per declinare il lavoro. Certo, la Lega invoca la fine di queste politiche europee e l'uscita dall'euro. Ma è evidente che un esito di questo tipo, al di là della propaganda, spaventa anche Salvini e compagnia. Ma comunque non è questo, al momento, l'orizzonte del Paese.

Quando Landini dice che Berlusconi, in fondo, era meglio di Renzi perché dialogava col sindacato dimentica di dire che ci trovavamo in un altro mondo. La crisi era lontana e abolire l'art.18 sembrava, e forse lo era, solo un sopruso degli imprenditori sui lavoratori. Ora è una forma di sopravvivenza. Perché se non ce la fa il datore di lavoro non ce la fanno neanche i dipendenti. Anche se sono rimasti in pochi.

Ecco perché, alla fine, la stampa sta tutta con Renzi. Mentre con Berlusconi c'erano le barricate. C'è un senso diffuso di ineluttabilità di quello che sta accadendo. Una sorta consapevolezza del lento declino in cui ci troviamo e al quale si può reagire solo svalutando il lavoro e creando un mondo con meno diritti. Un amico mi raccontava che il fratello, quarantenne, ha ricevuto un'offerta di lavoro a tutele crescenti a 480€ al mese per 8 ore al giorno di lavoro. E che ha accettato perché 'è meglio di niente'. Ecco, è questo 'meglio di niente' che si diffonde nell'opinione pubblica e che ci condanna, inesorabilmente, al renzismo.

@AdriSantacroce
 

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renzi
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