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Politica
Renzi e Calenda tengono in ostaggio il Pd per tutelare la poltrona
Matteo Renzi e Carlo Calenda

Calenda e Renzi ricattano il Pd

La paura fa 90, soprattutto quando c’è roba maggioritaria in giro che ti costringe ad aggregarti per cercare di non essere spazzato via da quello che Saragat definiva “destino cinico e baro”. E così Carlo Calenda, leader tatuato di Azione, e Matteo Renzi, ex potente capo del Pd, stanno cercando in tutti i modi di vendersi al meglio, e cioè ricattare, il Partito democratico di cui facevano entrambi parte, per entrare in coalizione lucrando il maggior numero di collegi possibili e immaginabili. Il tutto, naturalmente, in nome degli altissimi valori della democrazia e dell’impegno civico.

Giochetto antico e sempre visto si dirà. Giusto, ma mai si erano visi comparire sulla scena personaggi con la faccia così tosta e scolpita nel bronzo. Calenda qualche giorno fa si è addirittura proposto come Primo ministro, in un delirio favorito dall’afa estiva. Uscita che ha prodotto la reazione piccata e l’ironia dell’ex giovane Turco, ora avanti con l’età, Andrea Orlando. Però lui non si ferma. L’uomo che “sussurrava a Montezemolo” portandogli la pesante borsa di cuoio marrone con fermagli dorati insiste. Il nipotino di Luigi Comencini, il ragazzo dei Parioli, che pare quel personaggio di Carlo Verdone che si vanta di aver lottato con gli anaconda nella giungla per impressionare l’auditorio e che vuole (ri)costruirsi a tutti i costi l’immagine del politico ribelle, anarchico e pure maledetto con quei finti tatuaggini che gli imperlano le membra.

Il tutto provoca la disperazione di mamma Cristina che quando lo vede tenta sempre di metterselo sulle ginocchia per sculacciarlo. Ma lui smania, si divincola e schizza fuori pronto ad una nuova boutade e all’eterno duello con Enrico Letta, che poveretto, deve rimpiangere molto la tranquillità della Sorbona dove insegnava prima di diventare segretario del Partito democratico. L’altro che sbraita e minaccia è il fratello gemello di Calenda, Matteo Renzi, ex premier, ex segretario, ex amico di Obama, ex amico di Benigni. Anche lui sa benissimo che con lo sbarramento al 3% sono fringuelli acidi e il rischio di tornare a lavorare, magari per la società di famiglia che distribuiva giornali, è alto. Come anche Letta sa benissimo che se vuole avere qualche chance di vincere sul centro – destra deve avere una coazione con tutti dentro, altro che l’Unione di Romano Prodi. Quindi alla fine tutti si metteranno d’accordo, unificati dal bene supremo della poltrona che in Italia è un bene primario e irrinunciabile.

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