Ormai lo hanno ribattezzato PDL, ovvero Partito della Leopolda, parafrasando l’ex contenitore di Centrodestra di Silvio Berlusconi poi archiviato per tornare a Forza Italia. Matteo Renzi sembra proprio aver mutato nello scorso weekend l’anima e il dna del Partito Democratico con la scissione della minoranza (Cuperlo a parte) praticamente scontata. Ma quanto potrebbe valere oggi il PDL (Partito della Leopolda)? Affaritaliani.it lo ha chiesto al sondaggista Alessandro Amadori, vice-presidente dell’Istituto Piepoli. “E’ difficile dirlo perché le operazioni di scissione e di snaturamento di un partito – di questo si tratta – producono sempre effetti e risultati legati ad una serie di circostanze, come lo scenario generale, la lontananza o la vicinanza da appuntamenti elettorali e la congiuntura economica. La minoranza del Pd in quanto tale oggi è davvero minoranza. Bersani e D’Alema non valgono più del 2-4% e quindi se oggi il Partito Democratico si attesta intorno al 32-33% con la scissione il cosiddetto Partito della Leopolda di Renzi potrebbe perdere circa 3 punti e tornare intorno al 30%“. Secondo Amadori, però, “difficilmente questo PDL guadagnerebbe voti a destra. Finora infatti il tentativo di sfondare nel Centrodestra di Renzi è fallito”. Attenzione, però, perché “questo 3% perso potrebbe fare la differenza portando il PDL renziano vicino o sotto al valore degli altri due poli, ovvero i 5 Stelle e il Centrodestra frammentato”. Insomma, la scissione non provocherebbe un terremoto ma potrebbe portare al sorpasso delle opposizioni sul Partito della Leopolda (ex Pd) del premier.

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Ormai lo hanno ribattezzato PDL, ovvero Partito della Leopolda, parafrasando l’ex contenitore di Centrodestra di Silvio Berlusconi poi archiviato per tornare a Forza Italia. Matteo Renzi sembra proprio aver mutato nello scorso weekend l’anima e il dna del Partito Democratico con la scissione della minoranza (Cuperlo a parte) praticamente scontata…



























