Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
Perché Matteo Renzi sta dicendo in pubblico e in privato che l’appuntamento chiave del 2016, la sfida principale per lui e il suo governo, è il referendum confermativo del prossimo autunno sulle riforme istituzionali? La domanda se la sono posti in molti, anche e soprattutto all’interno del Partito Democratico. E la risposta – stando a quello che dicono i parlamentari dem a microfono spento – è che il premier teme fortemente una “sonora sconfitta” alle Amministrative che si terranno probabilmente tra fine maggio e i primi di giugno.
La data da segnarsi sul calendario è il 18 gennaio quando ci sarà una Direzionale Nazionale del Pd proprio sulle elezioni comunali. L’impressione dei renziani – anzi, il sospetto – è che Sinistra Italiana (sia Sel sia gli ex Pd come Fassina e D’Attorre) vogliano fare di tutto per far perdere le elezioni a Renzi. Ed ecco perché alzano il livello dello scontro ipotizzando una corsa solitaria quasi ovunque, almeno nelle grandi città (esclusa forse solo Milano). Ovviamente al Pd non basta l’eventuale accordo con i centristi di Alfano (ridotti al 2% nei sondaggi). Il timore è quello di una pericolosa emorragia di consensi a sinistra, considerando anche la concorrenza del Partito Comunista di Marco Rizzo (su posizioni leniniste e sovietiche a differenza di SI filo-Tsipras).
A Milano Renzi è convinto di vincere, sempre che Giuseppe Sala superi lo scoglio delle primarie, anche e soprattutto perché il Centrodestra è in alto mare. Al contrario, a Roma e Napoli la situazione sembra compromessa con la Capitale che potrebbe vedere un ballottaggio tra i 5 Stelle e il Centrodestra. Attenzione poi a Torino – spiegano al Nazareno – dove se Piero Fassino non vincesse al primo turno (ipotesi molto difficile) rischierebbe seriamente di venire sconfitto quindici giorno dopo al ballottaggio.
In sostanza, il presidente del Consiglio ha fiutato l’odore del flop alle Amministrative e per questo sta puntando tutto sul referendum confermativo del ddl Boschi. In quell’occasione potrà facilmente giocare la carta dell’Italia che cambia (con la riduzione del numero dei parlamentari e quindi dei costi della politica) contro i “conservatori” di destra, di sinistra e pentastellati. Il problema è che se il voto comunale fosse particolarmente negativo per il Pd i contraccolpi nel partito e nella maggioranza potrebbero seriamente offuscare l’immagine di Renzi. E a quel punto anche il referendum potrebbe essere a rischio. E con esso l’intera legislatura (e forse anche la carriera politica del premier-segretario).
