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Renzi da guerrafondaio a pacifista. Italia isolata e stop a Silvio

Renzi da guerrafondaio a pacifista. Italia isolata e stop a Silvio
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INSIGHT – Perché sabato scorso l’Italia sembrava pronta alla guerra in Libia e oggi parla di azione diplomatica? Renzi, che ha bacchettato duramente i ministri Gentiloni e Pinotti per le loro dichiarazioni belligeranti, non ha ottenuto sul piano internazionale l’appoggio che sperava per un intervento militare. Né dagli Stati Uniti, né dai partner Ue e nemmeno dai paesi arabi (Egitto a parte). Non solo. Sul fronte interno il premier non vuole rilanciare il Patto del Nazareno a scapito della nuova maggioranza nata per l’elezione di Mattarella al Quirinale. IL RETROSCENA DI AFFARITALIANI.IT

Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)

Sabato Gentiloni parla di intervento militare imminente e inevitabile e la Pinotti annuncia l’invio di 5.000 soldati italiani in Libia. Poi lunedì Renzi impone il dietrofront e dice che per il momento l’azione militare non ci sarà e infatti mercoledì alla Camera Gentiloni parla di soluzione diplomatica. Che cosa è successo? Perché questa retromarcia clamorsa del governo?

Prima di tutto c’è da dire che il premier ha bacchettato duramente sia il ministro degli Esteri sia la titolare della Difesa per le loro dichiarazioni belligeranti. Dichiarazioni che hanno imbarazzato e creato molti problemi a Renzi. Alla base del dietrofront di Palazzo Chigi c’è soprattutto la macata copertura internazionale a un’azione militare in Libia. Al di là dell’Onu e dei suoi tempi biblici, fonti del Pd hanno spiegato ad Affaritaliani.it che i consiglieri del premier avrebbero frenato Renzi sulla soluzione bellica dopo che da Washington sono arrivati segnali di una certa freddezza su un’eventuale partecipazione degli Stati Uniti alla nuova campagna militare libica.

Non solo Obama, anche la Germania della Merkel, la Francia e la Gran Bretagna – nazioni sondate dagli sherpa del presidente del Consiglio – avrebbero imposto un freno non essendo né pronti né convinti a imbarcarsi in un intervento militare con l’Isis in Libia. Ma a stoppare il premier è stata anche la titubanza di alcuni paesi arabi, fondamentali per questo tipo di azioni. Egitto a parte, che ha chiesto l’uso espressamente delle armi, nazioni chiave per lo scacchiere del Medio Oriente e del Nord Africa come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi avrebbero espresso le loro perplessità sulla soluzione militare in tempi rapidi contro i terroristi in Libia. Da qui la retromarca di Renzi, che però è stato stoppato anche da considerazioni politiche interne.

La presa di posizione netta di Silvio Berlusconi a favore della guerra e la contrarietà di Sel e del Movimento 5 Stelle ha inciso non poco. Renzi, che sulle riforme tira dritto sfidando Forza Italia, non vuole assolutamente far rientrare dalla finestra il Patto del Nazareno. Ma è evidente che un intervento militare diretto dei soldati italiani richiederebbe le larghe intese e cancellerebbe la maggioranza che ha eletto Mattarella al Quirinale (Vendola più ex grillini e qualche pentastellato ancora fedele a Grillo) riproponendo con forza l’asse con l’ex Cavaliere e Verdini. In questa fase Renzi non vuole assolutamente un ribaltamento del quadro politico. Non gli conviene per la partita delle riforme riaccendere le polemiche interne con la minoranza dem. Ed ecco il secondo motivo della retromarcia del governo, che da guerrafondaio è diventato pacifista in due giorni.