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Politica
Renzi da solo non ce la fa, tramonto di un'illusione

Di Angelo Maria Perrino

Ci avevamo visto giusto, l'Italia è ferma, impiantata lì, non va avanti, anzi indietreggia.

Nonostante le grandi aperture di credito verso un premier giovane e anticonformista come Matteo Renzi, il bilancio dei suoi mesi di governo è davvero pesante. Certo, i mali dell'Italia sono antichi. Ma alla prova dei fatti la diagnosi e la terapia scelti dal governo si sono rivelate sbagliate.

Errori ne sono stati fatti molti, da parte del team al potere. Di forma e di sostanza. Ben più efficace, ad esempio, della regalia preelettorale da 80 euro, servita solo al bottino personale dell'indice di gradimento del premier, sarebbe stato tagliare con più decisione l'ingiusta e autolesionistica tassa sull'occupazione dell'Irap, dando ossigeno alle imprese e di conseguenza a tutta l'economia.

E analogamente, sarebbe stato sensato non mettere in cima all'agenda politica la defatigante discussione sul Senato al posto della ben più urgente e stimolante riforma del mercato del lavoro, vera piaga della nostra economia e fonte di stagnazione e gravi disequilibri, economici e sociali. O la riforma della giustizia, a partire da quella civile, per dare maggiore trasparenza al sistema, oggi poco incentivante dal punto di vista degli investimenti.

E in Europa, approfittando del semestre a guida italiana, bisognava elaborare una piattaforma diversa, volta a guadagnare consenso internazionale e dinamismo sui nodi strutturali che affliggono la nostra economia.

Ma tant'è... Renzi pedala ma è fermo. E noi con lui. Sudiamo, pedaliamo, ma siamo sempre lì. Mentre il mondo avanza e cresce.

E ora? Ora ci vorrà probabilmente per la nazione che condivide con la Francia il primato negativo di malata d'Europa, una manovra pesante, con misure meno demagogiche e più efficaci e finalizzate, ci vorranno mesi di applicazione e cure. Forse anni. Anche a causa del tempo perso.

La notizia di oggi è che il Paese si sveglia dal suo sonno scacciapensieri e da una gigantesca rimozione collettiva.
Ossia dall'illusione, alimentata dai media del Palazzo, di aver trovato nel sindaco fiorentino il taumaturgo, il deus ex machina, il mago con la bacchetta magica.
La situazione è grave ma non seria, diceva Flaiano parlando dei guai italici. Facciamo sì, invece, che stavolta la situazione venga esaminata con la serietà e il rigore che merita. Non c'è nulla da scherzare.

Forse è tempo di rilanciare la logica e la politica delle grandi intese tra i partiti più rappresentativi, per assicurare al percorso delle riforme le indispensabili maggioranze parlamentari e, di conseguenza, ottenere percorsi più spediti e corsie preferenziali nei meandri di una governance del Palazzo che sembra fatta apposta per favorire la paralisi, i veti incrociati, l'azione delle lobby e il ritardo sistematico.
In teoria ci sarebbe anche il voto anticipato, qualcuno lo proporrà. Ma non possiamo permetterci il lusso di votare ora, non c'è tempo, i mercati non attendono. E votare per chi e per che cosa, poi? Dove sono le alternative programmatiche e politiche? Sarebbe un'altra rimozione.

Sicché calma e gesso, bisognerà chiedere altri sacrifici agli italiani, già provati da chiacchiere, trovate demagogiche, provvedimenti sbagliati e tosate fiscali.
Bisognerà recuperare il senso collettivo di un'emergenza che richiederà la consapevolezza e lo sforzo di tutti.

Renzi da solo al comando non ce la fa. Pedala, pedala, ma è fermo: #renzicomeunacyclette.
 

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