Di Carlo Tagliagambe
‘Tanto rumore per nulla’, per citare William Shakespeare. Da un 5-2 iniziale si partiva e -al termine di una notte al cardiopalma tra sorpassi, smentite, exit pol e proiezioni più o meno confermate – con un 5-2 si è finito.
Solo che, invertendo l’ordine dei fattori, per usare un’assioma dell’algebra, il risultato cambia. Eccome.
Perché il Pd ha, nell’ordine: perso la roccaforte Liguria, riconquistato (per un pugno di voti) la Campania con il contestatissimo De Luca, tenuto senza problemi di sorta Puglia, Toscana e Marche, rischiato di perdere la rossissima Umbria e subito una batosta memorabile in Veneto.
Insomma, non è tutto oro quello che luccica. Sarà anche finita 5-2 ma, andando ad analizzare i dati nel dettaglio, Renzi subisce la sua prima (pur parziale) battuta d’arresto da quando è presidente del consiglio.
E hai voglia a dire che “queste elezioni non sono un test sull’operato del governo”, perché i risultati della notte dicono esattamente il contrario.
Dicono, ad esempio, che il nemico Salvini avanza a spron battuto, demolendo gli altri partiti del centrodestra alla guida della tanto famigerata Ruspa o che i Cinque Stelle, senza l’ingombrante presenza di Beppe Grillo, diventano il primo partito in tre regioni. E dicono, infine, che il partito di Berlusconi se imbecca le giuste alleanze, può ancora avere voce in capitolo. Vedi lo spinoso caso Liguria.
E anche il Veneto conferma questa tendenza: non che nessuno si aspettasse la vittoria della Moretti, sia chiaro, ma era difficile pensare che ‘Lady Like’ venisse addirittura doppiata da Zaia. Praticamente una Caporetto.
Ecco perché, dalle parti del Nazzareno, urge l’ora delle riflessioni: sarebbe troppo facile, infatti, esultare per aver tenuto nelle roccaforti, quando è nel resto del Paese che è mancato l’allungo decisivo.
Liguria, Veneto e Umbria sono infatti tre campanelli d’allarme difficili da ignorare per Renzi e soci: potrebbero infatti rappresentare l’inizio della fine del dominio Pd a livello locale. E da qui a perdere consensi anche a livello nazionale, la storia ci insegna che basta davvero un attimo…


