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Pil flop, i gufi battono Renzi. E ora l’Italia corre verso il voto

Una doccia fredda. Anzi, gelata. Al di là delle dichiarazioni ottimiste degli esponenti renziani del Pd, quel +0,2% di crescita del Pil nel secondo trimestre del 2015 è uno schiaffo a Matteo Renzi e al suo governo…

Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)

Una doccia fredda. Anzi, gelata. Al di là delle dichiarazioni ottimiste degli esponenti renziani del Pd, quel +0,2% di crescita del Pil nel secondo trimestre del 2015 è uno schiaffo a Matteo Renzi e al suo governo. Se non ci fosse stato il calo del prezzo del petrolio e dell’euro sul dollaro, probabilmente, la crescita sarebbe stata clamorosamente negativa. Il premier ha scommesso tutto sulla ripresa economica, vera architrave della sua strategia politica per arrivare fino al 2018. Ma se dall’Istat arrivano numeri così deludenti, seppur in un contesto che vede rallentare tutta l’Eurozona, per l’esecutivo le sfide dell’autunno diventano ancora più complicate. Sulle riforme la minoranza Pd avrà buon gioco ad attaccare Renzi e anche Silvio Berlusconi farà fatica a dare, magari sottobanco, quel sostegno alla maggioranza traballante a Palazzo Madama. E se perfino Giorgio Squinzi afferma che “manca una vera ripartenza” (la Confindustria è sempre stata sponsor del governo) le cose si mettono davvero male. La situazione potrebbe anche precipitare e il premier potrebbe decidere di incolpare la sinistra dem per la lentezza delle riforme, economiche e istituzionale, e forzare la mano per arrivare al voto anticipato nella primavera del 2016. Tutto è possibile. Questa volta Renzi non può attaccare i gufi, anche e soprattutto perché i gufi avevano ragione.