E se al referendum di ottobre vincessero i no? E se davvero, come promesso, Matteo Renzi e tutto il suo governo andassero a casa? L’ipotesi non è affatto peregrina e nel Palazzo della politica già si studiano gli scenari del dopo-referendum. Escluso il ritorno alle urne immediato, visto che la legge elettorale Italicum vale solo per la Camera e non per il Senato (dove vige il Consultellum, il Porcellum modificato dalla Corte Costituzionale), il tam-tam in Transatlantico parla di un governo di larghe intese del presidente Mattarella che cambi la legge elettorale, uniformandola per entrambi i rami del Parlamento, con un orizzonte temporale di circa sei mesi. E chi sarebbe il premier? Dell’ipotesi Enrico Letta abbiamo già parlato, e resta sul tavolo, ma negli ultimi giorni sembra tornato in pista anche Giuliano Amato, in caso di intesa Pd-Forza Italia. Se invece si arrivasse ad un esecutivo con l’appoggio dei 5 Stelle e non di Berlusconi, il nome in campo è quello della presidente della Camera Laura Boldrini.
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