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Politica
Renzi, un governo che si regge sui ricatti

Avendo undici scudi d'oro, per quanto affettuoso, un padre non riuscirebbe a dare quattro scudi ciascuno ai suoi tre figli. Nessun calcolo erudito riuscirebbe a dividere undici per tre ottenendo tre volte quattro. Questo genere di evidenza va tenuto sempre presente. Anche se una situazione o un problema sono complessi, le evidenze banali sono valide e non c'è barba d'accademico che possa contraddirle. I romani avevano un aureo principio: ad impossibilia nemo tenetur, nessuno è tenuto a realizzare l'impossibile. Se Tizio si è impegnato a ridipingere la facciata di Caio, e prima dell'inizio dei lavori la casa rovina per un terremoto, non si può dire che "Tizio non ha adempiuto la propria obbligazione". Potrà restituire il denaro eventualmente ricevuto, ma nessuno può dichiararlo "inadempiente".

Questo genere di ragionamenti ronza in testa come un moscone a proposito dell'esecutivoRenzi. Il dato di partenza è che la maggioranza che lo sosterrà sarà la stessa che sosteneva Enrico Letta: e già questo costituisce un problema. Nel governo Letta l'attuale NCD aveva una rappresentanza proporzionata al grande partito di centrodestra che lo sosteneva. Nel momento è divenuto un partitino, tutto il suo potere si riduce a un ricatto: "O ci date più o meno i vantaggi che avevamo prima, anche se ora siamo quattro gatti, o non facciamo nascere il governo". Naturalmente Matteo Renzi potrà rispondere sprezzantemente: "O vi accontentate degli ossi che vi getterò, o sparirete per sempre dalla scena politica. A meno che non vogliate rodere gli ossi ancor meno sostanziosi che potrebbe gettarvi Berlusconi". Un governo che nasce da un equilibrio di ricatti non nasce sotto una buona stella. È vero che la politica è sempre brutale, ma qui si arriva alle stilettate nella schiena.

Anche il programma rappresenta uno scoglio insormontabile. Se il Pd vorrà adottare provvedimenti "comunisti", che farà il NCD? Inoltre, se i due grandi partiti voteranno la legge elettorale concordata, il NCD alle prossime elezioni si troverà ad affrontare uno sbarramento dell'8%, francamente troppo alto per le sue prospettive. Alfano e i suoi amici dovrebbero dunque sostenere una maggioranza che vota una legge per cancellarlo dalla politica?

Qualcuno dice che alle elezioni Alfano potrebbe tornare sotto l'ala di Berlusconi, ed è vero: l'interesse crea "strani compagni di letto". Ma non si può essere sicuri di questo esito. Berlusconi per una volta potrebbe recitare la parte del cattivo che non perdona.

Ma è il programma di Renzi che non è realistico. Egli parla di una riforma al mese e sembra non rendersi conto delle difficoltà. Il "lavoro" richiede enormi  sgravi di costi e bisogna trovare i soldi per fare a meno di quel gettito. Poi sono necessari sostanziali provvedimenti liberisti e non può adottarli un Premier che deve rispondere ai "suoi" sindacati di sinistra. Mario Monti, pure sostenuto dall'universo politico, si arrese.

Anche ad ammettere che la riforma della Pubblica Amministrazione sia a costo zero, nel corso di oltre mezzo secolo nessuno è riuscito a porvi mano. L'Italia è statalista, ed è convinta che un "controllo di produttività" sia un inammissibile attentato alla libertà e alla dignità dei lavoratori. Renzi non può ignorarlo.

Sentiamo parlare di soluzioni "comuniste" (ancora aumenti di tasse) come se non si fosse visto dove ciò ci ha condotti. Si parla di patrimoniale e si dimentica che il rendimento dei titoli di Stato dagli investitori è preso in considerazione al netto di tasse e commissioni. Se dunque si aumenta la tassazione, o gli investitori cominceranno a volgersi ad altre soluzioni, oppure lo Stato dovrà aumentare i tassi di interesse, ridando con la mano sinistra ciò che aveva tolto con la destra.

Anche per la supertassazione degli altri investimenti esistono controindicazioni. L'Italia ha bisogno che i capitali affluiscano qui e ciò potrebbe al contrario innescare la loro fuga all'estero. Il denaro è liquido, e passa perfino sotto le porte chiuse.

Assurdo, poi, parlare di una riforma al mese. Se, nell'intera legislatura in cui Berlusconi fu Primo Ministro, si fosse fatta una grande riforma non al mese, ma all'anno, sarebbe stato grasso che cola. Avremmo la riforma della Pubblica Amministrazione, della Giustizia, del Fisco, del Lavoro e della Sanità. Sappiamo com'è andata. Il Cavaliere è riuscito a portare in porto una pregevole riforma costituzionale e il popolo - poco importa se sobillato dall'opposizione - gliel'ha cassata. Renzi non può pensare di fare da solo tutte le riforme, andando contro tutti e contro il popolo italiano.

Non solo nessuno è tenuto a fare l'impossibile, ma anche se provasse a farlo di sua volontà, non ci riuscirebbe. Naturalmente nulla ci impedisce di sperare che si compia qualche miracolo.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

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