Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
Le indiscrezioni si rincorrono ormai da mesi. E a dire il vero era stato lo stesso Giorgio Napolitano nel giorno della sua rielezione a specificarlo: “Il mio mandato è a tempo“. Ora il presidente della Repubblica comincia a pensare per davvero al suo addio al Quirinale e alla tabella di marcia. “Quando nel il Paese avrà cominciato il suo percorso di riforme potrei anche fare un passo indietro”, ha più volte detto l’inquilino del Colle. E se davvero dovesse esserci il primo ok del Parlamento alle riforme costituzionali, e passi in avanti sull’Italicum, allora già dopo l’estate – dicono i beninformati in Parlamento – potrebbero arrivare le dimissioni di Napolitano. E il successore? I rumor parlano di un accordo di massima tra Renzi e Berlusconi sul nome di Giuliano Amato. Anche se una fetta del Pd vorrebbe ripresentare Romano Prodi, il quale però teme di rivivere l’incubo dell’anno scorso dei 101 franchi tiratori democratici.
C’è chi ipotizza che il patto tra il premier e il leader di Forza Italia abbia come obiettivo la sostituzione di Napolitano con il presidente della Bce Mario Draghi. Un’ipotesi difficile ma non impossibile. In alternativa c’è il candidato da sempre preferito dall’ex Cavaliere, Massimo D’Alema, che ha celebrato in pubblico la riconciliazione con il premier che lo ha rottamato in un incontro della fondazione Italianieuropei con il mondo dalemiano chiamato a festeggiare l’abbraccio tra Massimo e Matteo. Oppure un altro ex leader della sinistra apprezzato trasversalmente, Walter Veltroni. Anche se la figura preferita è un’altra: un ex sindaco (nel 2013 i renziani votarono per Sergio Chiamparino) o un sindaco in carica, il presidente dell’Anci Piero Fassino.
