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Retroscena/ Ecco come finisce la sfida sull’Italicum: chi vince e chi perde

Retroscena/ Ecco come finisce la sfida sull’Italicum: chi vince e chi perde
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Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
 

La commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato il testo base della riforma della legge elettorale, comprese le tabelle con i collegi, nodo ancora da sciogliere. A favore hanno votato Pd, FI, Sc e Ncd. Assente Sel, contrari M5S e Lega.

Enrico Letta è sceso in campo in prima persona, schierandosi con la minoranza del Pd chiedendo l’introduzione delle preferenze nell’Italicum. Niente da fare. Non tanto per il no del ministro Franceschini, ma soprattutto perché Matteo Renzi ha fatto capire chiaramente che l’accordo con Forza Italia va rispettato. E, come ha spiegato ad Affaritaliani.it il capogruppo al Senato degli azzurri Paolo Romani, “se ci sono le preferenze salta tutto”. E quindi non ci saranno. Punto.

Trattative tra il Pd e Fi sono in corso, ma – come affermano ad Affari fonti qualificate di entrambi i partiti – si parla di “algoritmi sulla suddivisione dei seggi, in quanto la riforma è complessa“. Si tratta quindi di “aggiustamenti” che non intaccheranno l’impianto dell’Italicum. Confermate le percentuali: le soglie di sbarramento al 5, 8 e 12 per cento sono non si toccano. Il 35% per ottenere il premio di maggioranza non verrà innalzato (confermato anche il doppio turno) nonostante le richieste dei cuperliani. Resta anche il 18% in più di seggi per chi vince. 

L’unico punto che potrebbe essere modificato sono le candidature plurime, ovvero la possibilità di correre in più collegi elettorali e non soltanto in uno. Punto molto delicato e a cui tiene particolarmente il Nuovo Centrodestra di Alfano. Scelta Civica, invece, che chiede l’abbassamento della soglia al 3% non verrà accontenta, anche perché nei giorni giorni – dopo un faccia a faccia a Roma – Renzi ha assicurato a Mario Monti un ruolo di rilievo in Europa. E quindi l’ex premier ha sotterrato l’ascia di guerra.

Forza Italia infine insiste per insirire nell’Italicum la clausola ‘salva-Lega’, molto cara al Carroccio (nonostante le dichiarazioni ufficiali), che prevede per i partiti regionali di poter ottenere seggi anche se non si supera il 5% nazionale ma si va oltre il 10% in almeno tre regioni. Il Pd non chiude la porta, anche se Ncd protesta, perché nell’accordo siglato al Nazareno il comma per garantire una rappresentanza alla Lega era stato chiesto da Berlusconi a Renzi.