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Riforme, D’Anna (Ala): se vince il no al referendum si va dritti alle elezioni

“Renzi e coerente e lascerà. Il Pd dirà no ad un governo tecnico”

“Se al referendum istituzionale dovesse vincere il no credo proprio che l’Italia ripiomberebbe nel caos”. Lo afferma ad Affaritaliani.it il senatore verdiniano Vincenzo D’Anna. “Si andrebbe ad elezioni con due sistemi differenti…”

“Se al referendum istituzionale dovesse vincere il no credo proprio che l’Italia ripiomberebbe nel caos”. Lo afferma ad Affaritaliani.it il senatore verdiniano Vincenzo D’Anna. “Al di là delle conseguenze immediate sulla tenuta dell’attuale governo, si andrebbe ad elezioni con due sistemi differenti. Alla Camera con una legge che assegna la maggioranza su base nazionale e al Senato su base regionale”. E – aggiunge l’esponente di Ala – “in una situazione tripolare (Centrodestra, Centrosinistra e 5 Stelle) molto probabilmente avremmo la riproposizione delle condizioni attuali che determinano al Senato la mancanza di una maggioranza e quindi la necessità di avere di nuovo un esecutivo di larghe coalizioni”.

Il senatore D’Anna non crede all’ipotesi di un governo tecnico se vince il no al referendum. “Nel momento in cui il Partito Democratico, che ha la maggioranza assoluta di parlamentari alla Camera e un terzo di senatori a Palazzo Madama, dovesse vedere il proprio segretario politico defenestrato difficilmente lo si potrà convincere a sostenere altri presidenti del Consiglio, anche se dovesse prospettarsi una soluzione tecnica”.

Ma Renzi lascerebbe anche la politica oltre che la guida del governo con la vittoria del no? “Bisogna chiederlo al diretto interessato”, risponde D’Anna. “Io so che con grande coraggio e con molta coerenza il primo ministro ha sempre dichiarato di non voler galleggiare e di non voler sopravvivere a se stesso. O l’Italia imbocca la stagione delle riforme, compresa quella costituzionale, oppure i tempi della politica diventano biblici rispetto al periodo del bipolarismo perfetto”.

Quindi Renzi lascerebbe anche la politica… “Credo che terrà fede a quello che ha detto più volte. Anche se io non avrei puntato tutto sulla riforma costitzionale, che è solo una parte di quel pacchetto di rifome che servono all’Italia. Ci sono anche quella fiscale, del pubblico impiego, della sanità e della giustizia. Un sistema di riforme che consenta all’Italia di uscire dalla crisi per liberare il Paese dal fardello del debito pubblico e degli interessi passivi che vanno pagati ogni anno e che frenano gli investimenti tenendo alta la tassazione e creando crisi sociale ed economica”.

Quindi il Partito Democratico dovrà trovare un nuovo leader se vince il no… “E’ una questione interna al Pd. Non so cosa accadrà e quali potrebbero essere le decisione di quella classe dirigente, ma defenestrare il segretario – premier con l’aiuto determinante di una parte del Pd, ormai apertamente schierata per il no, comporterebbe sconquassi molto gravi”.