Arrivano buone notizie per il Bel Paese. La fiducia dei consumatori e delle imprese torna ai livelli pre-crisi e anche Bankitalia vede ‘rosa’, rialzando le stime del Pil per il 2015. Il premier Matteo Renzi da Cuba commenta: “L’Italia ci crede”. E ottimista e’ anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “I segnali di ripresa lasciano sperare che la lunga crisi economica, la piu’ lunga, sia finalmente scivolata alle nostre spalle”, dice parlando al X simposio di Cotec Europa nella sede del Cnr.
Ora, aggiunge il capo dello Stato, “le previsioni di crescita del Pil sono un’opportunita’ e una sfida politica e sociale, per aggredire i livelli di disoccupazione troppo alte” “Se avete le notizie di oggi dall’Italia stiamo registrando per la prima volta dopo molti anni un cambiamento di clima profondo”, afferma Renzi. “L’Istat ci dice che la fiducia dei consumatori e’ al massimo dal 2002, quella delle imprese al massimo dal 2007” e che dunque “siamo tornati ai livelli pre-crisi. L’Italia ci crede”. Renzi aggiunge che i dati dell’Istat rappresentano “solo l’antipasto” di quello che accadra’.
A sancire la ripresa e’ anche il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, secondo cui la crescita del Pil potrebbe sfiorare quest’anno l’1%. Nelle sue ultime stime, diffuse a luglio, l’istituto di via Nazionale, prevedeva una crescita dello 0,7%. “Nel nostro paese”, spiega il numero di Palazzo Koch intervenendo alla Giornata mondiale del Risparmio, “iil Pil e’ tornato a crescere per la prima volta dall’inizio della crisi dei debiti sovrani, a ritmi intorno all’1,5% su base annua”. “Alla spinta iniziale della domanda estera si e’ affiancata quella delle componenti interne, con il consolidamento dei consumi privati e il graduale riavvio degli investimenti”, dice Visco. Inoltre, “il significativo aumento dell’occupazione, che ha beneficiato anche dei provvedimenti adottati dal Governo, continuera’ a sostenere i consumi delle famiglie”.
Nell’area euro e in Italia pesano tuttavia, in prospettiva, “i rischi connessi con il rallentamento dell’economia cinese e, piu’ in generale, con l’andamento dei paesi emergenti”. A testimoniare il buono stato di salute dell’economia italiana e’ infine anche l’asta dei titoli di Stato. Il ministero dell’Economia ha infatti collocato 6 miliardi di Bot a 6 mesi messi e i tassi per la prima volta sono scesi sotto lo zero. Il rendimento si e’ attestato a -0,055% dal +0,023% di settembre. La domanda e’ stato pari a 2,02 volte l’offerta. Ad aprile i tassi dei Bot a sei mesi avevano toccato quota zero.
L’ANALISI/ E ADESSO RENZI NON HA PIU’ RIVALI
Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
E’ arrivata la svolta. L’Istat certifica che la fiducia delle imprese e dei consumatori italiani è tornata ai livelli pre-crisi. A questo punto Matteo Renzi è pronto a premere sull’acceleratore dell’azione di governo. Unioni civili, Legge di Stabilità e molto altro. Il premier, forte dei risultati incoraggianti che arrivano dall’economia, non intende più mediare con nessuno. Né con la sinistra interna del suo partito né con i centristi. Chi nell’Ncd non è d’accordo si può accomodare fuori dalla maggioranza. E lo stesso discorso vale per i centristi di Scelta Civica (Enrico Zanetti e non solo) e per la minoranza dem, ovvero i vari Bersani, Speranza, Cuperlo e Bindi. Avanti tutta con il progetto centrista del Partito della Nazione nel quale entreranno anche gli ex Pdl-Forza Italia di Denis Verdini, che però non faranno parte dell’esecutivo.
La ripresa economica, certificata ancora una volta dall’Istat, era proprio quel segnale che attendevano a Palazzo Chigi per dar vita alla fase due del governo. Ricorso alla fiducia in ogni occasione e decretazione d’urgenza per portare avanti nel modo più rapido possibile quelle riforme, non solo economiche, che il premier e i suoi fedelissimi ritengono fondamentali per l’Italia. Chi ci sta ci sta e chi non ci sta è fuori, o dalla maggioranza o dal Pd. Renzi si muove in questo senso perché sa che anche se una decina di senatori Ncd non votasse più la fiducia all’esecutivo e con loro anche una fetta di parlamentari della sinistra dem ci sarebbero comunque altri 10-15 senatori pronti a passare da Forza Italia al gruppo verdiniano Ala, sostenendo quindi il governo.

