Non è, per fortuna, morto don Salvatore Romeo, che è indagato per concorso in abuso d’ufficio. È morta la “superiorità etica” del M5S.
Come Tangentopoli fece cadere il mito della “diversità”, morale, dei post-comunisti, così queste confuse, e piuttosto squallide, vicende, assicurative e immobiliari, romane, e gli scontri interni, senza esclusione di colpi, hanno fatto crollare un elemento centrale, su cui Beppe Grillo e i suoi avevano investito energie, raccolto consensi e suscitato tante speranze : la superiorità, etica, altezzosa e sprezzante, del M5S nei confronti dei partiti della prima e della seconda Repubblica e della “infame, corrotta e collusa Casta politica”.
E si è dissolta la conclamata, ma tutt’altro che dimostrata, estraneità dei pentastellati agli aspri e deteriori metodi di lotta tra le correnti per la conquista delle posizioni più ambite, ai vertici del movimento e delle istituzioni.
Anche ai tempi di Lombardi (Riccardo, non Roberta), nel vecchio PSI, non mancarono le battaglie, frequenti, tra le correnti. Ma, allora , “Politique d’abord, l’intendence suivra” : lo scrisse Pietro Nenni (1891-1980), il quale assegnava alla Politica il primato nei confronti, e contro, i particolarismi, le lobbies, l’affarismo, gli “intellettuali a disposizione”.
E, gentil Grillo, non scaricava sui giornalisti “indiscreti” le difficoltà del suo partito.
