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Politica
Fisco, M5S: Renzi è il burattino di Berlusconi

Un nuovo attacco al premier Matteo Renzi arriva dal Movimento 5 Stelle all'indomani della bufera esplosa sulla norma salva-Silvio Berlusconi: quella sulla depenalizzazione inserita nel decreto che attua la riforma fiscale e che è finita al centro delle polemiche perché capace di cancellare gli effetti della condanna a quattro anni per frode fiscale al leader di Forza Italia (comprese interdizione e incandidabilità).

Dal blog di Beppe Grillo, infatti, il presidente del Consiglio viene definito un "burattino" in mano ad un "ventriloquo", vale a dire l'ex Cavaliere. "Renzi è Berlusconi, e viceversa" è poi il j'accuse a 5 Stelle. Con un post a firma M5S Parlamento, il dito viene puntato anche contro l'attuale capo dell'ufficio legislativo di Palazzo Chigi, Antonella Manzione, che avrebbe contribuito al provvedimento: lei - si legge sempre sul blog - è "l'ex capo dei vigili" urbani "di Firenze ai tempi in cui Renzie era sindaco della città e da lui portata a Roma per guidare il dipartimento Affari giuridici della presidenza del Consiglio".

"Invece di tirare fuori fischietto e paletta, sembra che Manzione ci abbia proprio messo lo zampino, sempre all'insaputa del suo capo, nella realizzazione di questa norma", si legge ancora nel testo corredato di fotomontaggio che raffigura, sullo sfondo dell'aula della Camera, Berlusconi che tiene in braccio il 'burattino' Renzi.

Intanto, anche alla Camera si consuma lo scontro tra Movimento 5 stelle e Pd sul quell'articolo 19bis del decreto attuativo. Occasione: la seduta convocata per l'annuncio della presentazione del dl Milleproroghe.

Ad accendere le polveri il deputato pentastellato e membro del 'direttorio' del partito, Alessandro Di Battista, secondo il quale "ultimamente palazzo Chigi, sembra, ripeto, sembra, come uno di quei rioni in mano alla camorra, dove nessuno sa nulla all'inizio, e poi alla fine qualcuno parla per proteggere qualcun altro". Espressione per la quale il vicepresidente e presidente di turno dell'assemblea, Luigi Di Maio, anch'egli Cinquestelle, ha richiamato il collega all'ordine.

"Il presidente Renzi - ha quindi proseguito Di Battista - si è trasformato da rottamatore a protettore, sta proteggendo qualcuno. E chi sta proteggendo è Denis Verdini (plenipotenziario di Fi, ndr), è lui che ha fatto inserire la norma".

Dichiarazioni alle quali ha replicato Walter Verini, capogruppo Pd in commissione Giustizia, accusando M5s di "malafede e propaganda: ammettere un errore è un segno di forza - ha affermato riferendosi alla decisione del premier di fermare il passaggio del decreto al parlamento - non è questo governo che fa leggi ad personam".

"Ci sono esponenti di Forza Italia e Nuovo centrodestra - ha insistito allora Di Battista - che ci vengono a raccontare cose anche perché noi del Movimento 5 stelle possiamo denunciarle e loro non possono farlo. E' Verdini che ha fatto inserire questa norma 'salva-Berlusconi', in Forza Italia e Nuovo centrodestra molti odiano Verdini, alcuni perché ha scippato loro il partito, altri perché anche per loro è indecoroso che un pluri-rinviato a giudizio modifichi la Costituzione".

"Questo è successo - ha dichiarato ancora Di Battista -, Berlusconi continua a governare con il beneplacito di Renzi e lo fa inserendo un uomo suo che riesce a far inserire queste norme il 24 dicembre. Berlusconi chiede risultati a Verdini e questi risultati lui glieli ha portati. Siamo nel 2015, ci auguriamo che questo sia l'ultimo anno in cui ci tocca denunciare queste schifezze in aula. E pensare che c'è ancora gente in Italia che ci chiedeva di fare accordi con questi partiti".

Ma col ritorno del decreto fiscale in consiglio dei ministri - ha replicato Verini - il presidente del Consiglio ha dato "una prova autentica di serietà e di leadership, ma anche la prova provata che il decreto è stato fatto per combattere l'evasione e non per fare favori a qualcuno. Credo che ci sia strumentalità e malafede se si insiste su questo punto. Auspicherei che i Cinquestelle, nel buttare fuori persone che hanno compiuto un solo reato, cioè pensarla diversamente dal capo, dicesse abbiamo sbagliato, ci fermiamo: sarebbe un segno di forza, ma non credo che questa forza noi potremo vederla".

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