Il presidente della Puglia Antonio Decaro lancia l’allarme sui conti della sanità regionale e chiede al governo di sbloccare 650 milioni per le tariffe ospedaliere. Nel mirino anche il voucher da 300 euro previsto dalla manovra, definito dal governatore un bonus da campagna elettorale.
Bilanci regionali e tariffe ospedaliere, Decaro chiede fondi e attacca il voucher agli anziani
Se il governo non trova le risorse necessarie per finanziare la sanità, lo Stato si riprenda la competenza. È la posizione espressa dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che in un’intervista a La Stampa lancia un allarme sulle difficoltà economiche dei sistemi sanitari regionali e chiede lo sblocco di 650 milioni di euro del 2026 per l’aggiornamento delle tariffe ospedaliere.
Il governatore pugliese sostiene che i finanziamenti disponibili non siano sufficienti a coprire le spese sostenute dalle Regioni e avverte del rischio di chiudere i bilanci in disavanzo: “Le Regioni sono in grande difficoltà. Già quest’anno chiudiamo tutti in disavanzo e stiamo litigando sui criteri di riparto. Abbiamo chiesto di utilizzare 650 milioni del 2026 per l’aggiornamento delle tariffe ospedaliere per gli acuti e non ancora approvate. Che svincolino subito almeno questi per evitare che saltino i bilanci. Diversamente possono riprendersi la funzione delegata”.
Una richiesta accompagnata da un avvertimento sulle responsabilità della gestione sanitaria. Secondo Decaro, le Regioni devono sostenere costi che aumentano anche per decisioni prese a livello nazionale, dai rinnovi contrattuali del personale all’introduzione di nuovi farmaci negli ospedali.
Sanità, Decaro contro il voucher da 300 euro: “È un bonus da campagna elettorale”
Il presidente pugliese contesta anche una delle misure previste dalla manovra per il 2027: il voucher sanitario da 300 euro, destinato alle spese sanitarie degli anziani aventi diritto e finanziato con circa 1,6 miliardi di euro.
La critica di Decaro riguarda la scelta di destinare risorse a un contributo individuale anziché rafforzare direttamente il Servizio sanitario nazionale. Secondo il governatore, il rischio è che il ricorso alle prestazioni esterne al sistema pubblico diventi una risposta alle difficoltà della sanità regionale, senza risolverle.
“Il 2027”, aggiunge Decaro, “è l’anno del bivio: o si rifinanzia il Servizio sanitario nazionale o si accetta che il diritto alla salute dipende dal reddito e dalla regione di residenza. Di fronte a quel bivio il governo ha già scelto. È proprio in momenti come questi, in cui la tensione sociale rischia di esplodere, che occorrerebbe fare scelte chiare. È vero, il Fondo cresce, ma non quanto servirebbe, e accanto a questo la manovra introduce un voucher da trecento euro per prestazioni fuori dal servizio pubblico: 1,6 miliardi, quasi la metà dell’aumento. Non è una misura neutra, perché sposta la garanzia dal servizio al cittadino al mercato. È un bonus da campagna elettorale, che nessuno sa come sarà erogato o quali prestazioni potranno essere acquistate. L’unica certezza è che non andranno a finanziare il sistema pubblico. Sospetto si tratti di una scorciatoia politica: siccome la sanità è una funzione delegata alle Regioni, ed è complessa, se non funziona è colpa nostra. Loro se la cavano con i titoli dei giornali sui voucher”.
Decaro riconosce dunque che il Fondo sanitario nazionale sia cresciuto, ma ritiene che l’incremento non compensi l’aumento delle spese a carico delle Regioni. Il voucher, nella sua lettura, non affronta il problema delle risorse necessarie per garantire il funzionamento delle strutture pubbliche. Il presidente della Puglia conclude chiedendo di rivedere il rapporto tra chi decide gli interventi e chi deve finanziarli: “Lo Stato si riprenda la competenza sulla sanità visto che è lo Stato che decide – giustamente – di aumentare i contratti di medici e infermieri, oppure introdurre farmaci innovativi negli ospedali per i quali dobbiamo trovare noi i fondi”.
La richiesta immediata resta lo sblocco dei 650 milioni per le tariffe ospedaliere, mentre il confronto con il governo riguarda le risorse da destinare alla sanità pubblica nel 2027 e la distribuzione delle responsabilità finanziarie tra Stato e Regioni.
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