Le dimissioni di Renato Schifani da capogruppo di Ncd-Area Popolare a Palazzo Madama scuotono la politica romana e fanno indirettamente tremare il Partito Democratico. Una sorta di “bomba politica” proprio alla vigilia della campagna elettorale per il referendum istituzionale sul quale Matteo Renzi si gioca tutto. Stando a quanto riferiscono fonti parlamentari ad Affaritaliani.it, con l’ex presidente del Senato sarebbero pronti ad abbandonare la maggioranza e quindi il governo almeno cinque senatori: Formigoni, Sacconi, Esposito, Azzolini e Albertini (oltre ovviamente allo stesso Schifani).
I motivi sono chiari e cioè il no alla svolta renziana imposta da Angelino Alfano che ormai ha abbandonato il Centrodestra e si prepara a stringere un’intesa con il premier anche per le elezioni e quindi per la prossima legislatura. Numericamente sei voti in meno a Palazzo Madama non significano la caduta dell’esecutivo, anche perché ci sono le tre senatrici ex leghiste di Fare! (il movimento del sindaco di Verona Flavio Tosi) che ormai votano costantemente a favore del presidente del Consiglio. Politicamente, però, si tratta di una svolta significativa e potenzialmente esplosiva per il Pd: senza Schifani & Co. diventano determinanti per la sopravvivenza dell’esecutivo al Senato i parlamentari verdiniani di Ala, che di fatto sono già entrati nel governo dopo l’addio di Enrico Zanetti, vice-ministro dell’Economia, a Scelta Civica e il suo matrimonio con Verdini.
Più il ruolo di Ala cresce e acquiqsta una peso decisivo per Renzi e più nel Pd scoppia il caos. La minoranza di Bersani, Speranza e Cuperlo vede come fumo negli occhi un’eventuale intesa politica con Ala e le nuove fibrillazioni che certamente scoppieranno al Nazareno rischiano di danneggiare la campagna referendaria di Renzi e della Boschi. Ecco perché indirettamente il Pd trema: l’uscita di Schifani & Co. dalla maggioranza (quasi certa, è solo una questione di tempo) rende Verdini determinante e fa esplodere la sinistra dem proprio quando il premier vorrebbe il partito unito e coeso in vista della battaglia del referendum sulle riforme.

