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Ncd, Schifani si dimette da capogruppo. Governo Renzi a rischio

Con Schifano almeno 10 senatori, governo in bilico

Ncd, Schifani si dimette da capogruppo. Governo Renzi a rischio
renzi alfano
Terremoto politico nel governo. Proprio quando i mal di pancia tra i centristi sembravano rientrati, arrivano le dimissioni di Renato Schifani da capogruppo di Ncd-Area Popolare comunicate con una lunga lettera inviata ai senatori di Ap

Terremoto politico nel governo. Proprio quando i mal di pancia tra i centristi sembravano rientrati, arrivano le dimissioni di Renato Schifani da capogruppo di Ncd-Area Popolare comunicate con una lunga lettera inviata ai senatori di Ap. “Il progetto centrista di Alfano non lo condivido. Non mi sento attaccato alla poltrona o a posti di prestigio e lascio il mio ruolo da capogruppo perché non sono in linea con un’operazione che mi appare più da Palazzo che da territorio e non manifesta il nostro posizionamento e identità di Centrodestra”, ha spiegato Schifani in conferenza stampa. E ancora: “Fino a quando resterò nel gruppo voterò in conformità con il gruppo. E alla domanda se lascerà Ap-Ndc di Angelino Alafano risponde: “Poi valuterò”, dichiarandosi “totalmente estraneo” alle “dinamiche” che potrebbero portarlo a un ritorno in Forza Italia o a un approdo nell’Ala di Verdini. E’ il segnale inequivocabile di smottamento al centro dell’esecutivo. E, stando alle indiscrezioni che circolano in Transatlantico, con Schifani ci sarebbero almeno dieci o forse anche dodici senatori Ncd contrari alla linea del ministero dell’Interno.

La frase chiave delle parole di Schifani è quel “fino a quando resterò nel gruppo” che, tradotto, significa che ben presto l’ex presidente del Senato e altri parlamentari Ncd seguiranno Quagliariello e Giovanardi e lasceranno esecutivo e Renzi. Senza una decina di senatori di Ap i numeri per il premier a Palazzo Madama sono risicatissimi, o forse non ci sono nemmeno, e comunque rendono indispensabili verdiniani di Ala per la sopravvivenza del governo stesso, alimentando come è ovvio la polemica tra Palazzo Chigi e la minoranza del Partito Democratico. A questo punto la situazione politica potrebbe precipitare subito dopo l’estate e prima ancora del referendum istituzionale di fine ottobre – primi di novembre sul quale Renzi si gioca tutto. E’ evidente che ormai Alfano si è legato al Pd anche per il futuro, e quindi al di là di questa legislatura, in quel progetto che porta Ncd-Verdini-Tosi-Scelta Civica (quello che resta dopo l’addio di Zanetti) a stringere un’alleanza programmatica, elettorale e di governo con il Partito Democratico. E anche un cambiamento della legge elettorale, dato quasi per certo, con l’inserimento del premio di maggioranza anche alla coalizione e non solo alla prima lista non fare certo rientrare lo strappo di Schifani visto che il progetto renziano di Alfano vale sia con l’Italicum attuale (listone unico) sia con eventuali modifiche (coalizione). Da oggi Renzi è davvero più debole.