Sanità, la segretaria del Pd Elly Schlein: “Servono 5 miliardi per evitare il collasso. Il governo ora si svegli”
“Oggi ho letto che il ministro Schillaci ha detto al ministro Giorgetti che o si trovano 5 miliardi in più per la sanità oppure la sanità andrà al collasso. Sono felice che almeno il ministro Schillaci si sia reso conto che abbiamo ragione di dire da anni che servono 5 miliardi in più per la sanità pubblica per pagare medici e infermieri e per contrastare le liste d’attesa”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, arrivando al Revolution Camp a Paestum.
“Bisogna che, però, il governo si svegli perché in questi anni la spesa sanitaria sul Pil è scesa ininterrottamente con Giorgia Meloni al governo ed è arrivata ai minimi storici degli ultimi 15 anni. Fa male ricordarlo oggi che ricorrono i cinquant’anni dal grande giorno in cui la prima donna è diventata ministra di questo Paese era Tina Anselmi, ministra del Lavoro, ma un nome che noi ricordiamo e abbiamo messo anche sulla tessera del partito quest’anno anche per il suo impegno straordinario per una sanità pubblica che curasse chi da solo non ce la fa”, conclude Schlein.
Leggi anche: No Tav, FdI dichiara guerra ai violenti con una nuova proposta di legge. Malan: “Dalla sinistra zero solidarietà per le Forze dell’Ordine”
Sulla stessa scia Alessandro Zan: “Di fronte a una sanità pubblica al collasso, per anni Meloni ha continuato a raccontare agli italiani che andava tutto bene. Liste d’attesa ridotte, risorse record, sistema rilanciato. Eppure ieri Schillaci ha chiesto 5 miliardi a Giorgetti perché il Servizio sanitario nazionale è al limite. Ma non era tutto a posto? Il bluff è finito: la propaganda del governo, ancora una volta, si è scontrata con la realtà. E la realtà è quella di una sanità pubblica sottofinanziata, con cittadini costretti ad aspettare mesi per una visita o a pagare di tasca propria. Quando il Pd, con la proposta di legge Schlein, ha chiesto di portare gli investimenti nella sanità al 7,5% del Pil, Meloni e la sua maggioranza hanno votato contro. Hanno scelto gli slogan invece degli investimenti. E oggi, come sempre, a pagare il prezzo delle loro scelte sono gli italiani”.

