Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella richiama le istituzioni e il mondo delle imprese alle proprie responsabilità nei confronti dei giovani. Durante la cerimonia al Quirinale per la consegna delle insegne ai Cavalieri del Lavoro, il capo dello Stato denuncia l’indifferenza verso le nuove generazioni, le difficoltà nel costruire un futuro e l’emigrazione di chi cerca opportunità fuori dall’Italia. Un problema che richiede interventi sul lavoro, sulla formazione e sulle condizioni di vita.
Il presidente richiama le istituzioni sulle opportunità di lavoro e sul malessere delle nuove generazioni
Sergio Mattarella richiama l’Italia a una maggiore attenzione verso i giovani, sottolineando le difficoltà che incontrano nel costruire il proprio futuro e la necessità di offrire concrete opportunità di lavoro e realizzazione personale. Intervenendo al Quirinale, durante la cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell’Ordine al Merito del Lavoro ai Cavalieri nominati il 2 giugno 2026, il presidente della Repubblica affronta il problema dell’emigrazione giovanile e invita istituzioni, imprese e società civile a non sottovalutare le preoccupazioni delle nuove generazioni: “Molti giovani rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi realizzare. La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione. E’ una grande questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società”.
Il capo dello Stato chiede una maggiore responsabilità anche al mondo produttivo, ricordando che la crescita economica dipende dalla capacità di valorizzare le persone e di garantire condizioni adeguate per lavorare e vivere. Il capitale umano, la sicurezza sociale e la possibilità di realizzarsi diventano così elementi fondamentali per lo sviluppo del Paese.
“Le imprese generano valore ma non fanno tutto da sole. Hanno bisogno di un terreno fertile nel quale far maturare i progetti. E centrale è il capitale umano, costituito da persone poste nelle condizioni di esprimersi al meglio e di essere libere dal bisogno. Occorre uno sguardo di ampia visione che, accanto alle necessarie scelte congiunturali, si proponga strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione. Tanto più in questi tempi così tumultuosi e incerti”. Mattarella richiama quindi la necessità di affrontare le difficoltà dei giovani attraverso politiche capaci di dare prospettive concrete e di intervenire sulle condizioni che spingono molti ragazzi a lasciare l’Italia.
Mattarella, l’emigrazione giovanile e il legame tra scuola e lavoro
Il presidente si sofferma sul saldo negativo delle migrazioni giovanili, considerandolo un problema per il futuro economico e sociale dell’Italia. La partenza di tanti giovani, spesso formati nelle scuole e nelle università italiane, rappresenta una perdita di competenze e risorse che il Paese dovrebbe invece riuscire a valorizzare.
“Le prospettive dei giovani sono, com’è evidente, cruciali per determinare l’evoluzione della nostra società, della nostra economia, dei nostri modelli di vita”, ha aggiunto Mattarella. “Le preoccupazioni del presente devono specchiarsi nell’impegno a progettare il futuro. In questo percorso rappresenta, per il nostro Paese, un grave peso il bilancio negativo delle migrazioni giovanili”.
Un altro passaggio riguarda la necessità di costruire un rapporto più stretto tra istruzione, formazione e imprese, soprattutto in una fase caratterizzata dall’invecchiamento della popolazione e dalla rapida trasformazione tecnologica del lavoro: “Collegare la qualità dell’impresa e del lavoro a quella dello studio rappresenta un opportuno e coinvolgente incontro tra generazioni, in una stagione in cui squilibrio demografico e accelerazioni tecnologiche rendono più problematica questa alleanza, o almeno la naturale trasmissione tra giovani e adulti che è vitale per costruire il futuro”.
Mattarella richiama anche le difficoltà delle aree interne, dove lo spopolamento e la progressiva riduzione dei servizi rendono più difficile trattenere residenti, lavoratori e nuove imprese: “L’impresa diffusa è motore dello sviluppo delle nostre comunità, è contrasto sostanziale allo spopolamento e alla rarefazione di servizi che, non da oggi, caratterizza le aree interne del Paese, in un rincorrersi di effetti distruttivi che occorre contrastare con politiche efficaci. Lo sviluppo del futuro richiede sostenibilità economica, ambientale e sociale. La protezione sociale e il welfare sono parte essenziale dello sviluppo: l’inclusione è alleato decisivo della crescita, non un costo improduttivo”.
Il capo dello Stato insiste anche sul rapporto tra generazioni e sui principi costituzionali che legano istruzione e occupazione. Per Mattarella serve “un opportuno e coinvolgente incontro tra generazioni, in una stagione in cui squilibrio demografico e accelerazioni tecnologiche rendono più problematica questa alleanza. I valori del lavoro sono, del resto, posti alla base della Repubblica così come i valori dell’educazione e dell’istruzione. Diritto al lavoro e diritto alla scuola si realizzano necessariamente insieme. E’ nella coesione che una società cresce meglio e di più”.
Mattarella: innovazione, guerre e protezionismo minacciano la crescita
Il presidente dedica una parte del suo intervento anche alle difficoltà dell’economia internazionale, invitando il sistema produttivo italiano ad affrontare le trasformazioni senza rinunciare agli investimenti e all’innovazione.
“Nelle fasi di incertezza – ha ammonito – occorre il coraggio dell’innovazione. Non è il tempo del ripiegamento, del giardino di casa, della nostalgia ‘del bel tempo andato’ che non può tornare, ammesso che effettivamente esistesse. Il tempo dell’innovazione richiede certamente coraggio e visione del futuro. Molte imprese dimostrano di non avere timore e, in questo rendono un servizio al Paese che deve sapientemente saperle accompagnare in questo sforzo”.
Mattarella denuncia quindi gli effetti delle guerre, delle politiche protezionistiche e dell’aumento dei costi energetici, che incidono sulle imprese, sugli scambi commerciali e sulle condizioni economiche dei cittadini: “Insensate guerre di aggressione, delegittimazione del diritto internazionale, barriere protezionistiche, politiche neo-imperialistiche, l’insicurezza delle rotte marittime, rincari dell’energia che ne sono derivati e che alimentano l’inflazione, pretese neo-monopoliste: tutti questi dissennati fenomeni stanno producendo effetti gravemente negativi sulle catene del valore, sulla libertà dei commerci e si riflettono sulle stesse libertà del nostro modello di vita, con cosiddetti magnati, insofferenti alle regole della comunità, siano esse statuali o sovranazionali, con assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale”.
Il presidente richiama anche le difficoltà strutturali dell’economia italiana, citando le analisi del Centro studi di Confindustria e indicando nell’integrazione europea una risposta alle pressioni internazionali: “I fattori di vulnerabilità della nostra economia, messi in evidenza recentemente dal Centro studi di Confindustria, dal costo dell’energia, all’inflazione, ai bassi salari, al deficit complessivo di produttività, sono destinati a influire con effetti pesantemente negativi. La prospettiva, anche quanto a dimensioni, ne siamo consapevoli, è quella europea. E’ la crescente integrazione dell’Unione europea la chiave della crescita di competitività, della difesa e del potenziamento di una civiltà i cui valori oggi appaiono minacciati”.
Mattarella contro i nuovi monopoli: l’allarme su intelligenza artificiale e tecnologie satellitari
Nell’intervento trova spazio anche la questione dei monopoli economici e tecnologici, con particolare riferimento ai nuovi settori dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie satellitari. Mattarella invita a riflettere sulla crescente influenza di pochi grandi operatori su attività che incidono direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini: “E’ tema, quello dei monopoli, che si ripropone periodicamente – ora in nuovi ambiti come quelli delle tecnologie satellitari e dell’intelligenza artificiale – e su cui è tutt’altro che improprio riflettere, visto il peso crescente che hanno assunto sulla nostra vita quotidiana”.
Il capo dello Stato richiama poi il pensiero di Luigi Einaudi, ricordando la battaglia condotta durante i lavori dell’Assemblea Costituente per introdurre strumenti di controllo contro le concentrazioni di potere economico. Sul tema dei monopoli, secondo Mattarella, “soccorre la battaglia di Luigi Einaudi alla Assemblea Costituente, quando chiese di introdurre, lui – proprio perché liberale – un emendamento al testo in discussione che stabilisse come la legge non potesse essere – propose testualmente – “strumento di formazione di monopoli economici; ed ove questi esistano li sottopone a pubblico controllo a mezzo di amministrazione pubblica delegata o diretta”. Osservava, il futuro primo Presidente della Repubblica eletto dal Parlamento, che i monopoli sono responsabili di disoccupazione e disuguaglianze, indicandoli “come origine più profonda e vera dei mali sociali”. Il controllo dei monopoli è, cioè, libertà, e le norme nazionali e comunitarie servono a questo scopo”.
Per Mattarella, dunque, le regole nazionali ed europee sulla concorrenza rappresentano strumenti necessari per tutelare la libertà economica e impedire che il potere di pochi operatori condizioni settori fondamentali della società.
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