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Politica
La Bundesbank attacca Renzi. La replica: "Non ci fa paura"

Scontro sulla flessibilità fra Italia e Germania, un altro giorno caldo. Dopo Bruxelles - con il capogruppo Ppe, il tedesco Manfred Weber (Cdu), critico nei confronti del premier italiano Matteo Renzi durante il discorso di inaugurazione del semestre di presidenza italiana della Ue - si passa al ping pong Berlino-Roma . A intervenire, al termine di una lunga giornata di batti e ribatti, è uno dei falchi tedeschi, il presidente della Bundesbank Weidmann: "Renzi ora ci dice cosa fare" ma "fare più debiti non è il presupposto della crescita". Sulla stessa linea il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble: "Rifiuto il tema della flessibilità. Abbiamo bisogno di crescita questo sì, e di investimenti".

Intorno alle 22,20, Palazzo Chigi fa filtrare una replica: "Se la Bundesbank pensa di farci paura forse ha sbagliato Paese. Sicuramente ha sbagliato governo".

Prese di posizione significative, che danno bene il senso dell'aria che si respira a Berlino, e al tempo stesso stridono intensamente rispetto alle affermazioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale la Commissione Ue e ha rivendicato i successi italiani sui conti pubblici: "Bisogna dire che abbiamo fatto molto negli ultimi anni: l'aggiustamento della finanza pubblica che c'è stato in Italia negli ultimi anni può sfidare qualsiasi termine di paragone". E sulla crescita: "Dobbiamo riuscire a combinare la coerenza dei nostri impegni per il risanamento della finanza pubblica con l'obiettivo diventato ormai imperioso del rilancio della crescita e dell'occupazione".

La giornata. La polemica di ieri a Strasburgo era continuata ben prima degli interventi di Weidmann e Schaeuble. Stamattina infatti era intervenuta per il Pd Simona Bonafè, la più votata tra i candidati dem alle recenti europee. "Dopo la presa di posizione del Ppe e di Manfred Weber di ieri terremo le orecchie dritte su quello che martedì prossimo ci dirà Juncker. E vorremo capire quale sarà l'applicazione della flessibilità concordata dal Consiglio Europeo e scritta nelle conclusioni", avverte l'eurodeputata alla quale le parole del tedesco ("I debiti non creano futuro, lo distruggono e chiedere ter fare iforme significa fare nuovi debiti") non sono proprio andate giù.

 "Abbiamo sempre detto - prosegue Bonafé - e messo in atto, che noi guardiamo ai contenuti prima che alle persone. E i contenuti ci devono convincere" dice la capolista del Pd nella Circoscrizione Centro e la più votata in assoluto alle Europee. Martedì prossimo a Bruxelles Juncker parteciperà alla riunione del gruppo socialista S&D per il confronto sul programma della Commissione europea.

Renzi, però, che pure ha replicato all'intervento di Weber ("Se qualcuno immagina di venire a fare lezioni all'Italia, ha sbagliato posto"), sembra voler dare peso esclusivamente all'accordo cancelliere tedesco: "Per me conta quello che mi ha detto la Merkel. Con lei e con Juncker siamo d'accordo", ha dichiarato ieri tornando in Italia.

Intanto, però, il Ppe, nel documento programmatico 2014-2019 rivolto alla prossima Commissione Ue, mette in chiaro che "non deve esserci nessun cambiamento o concessione motivata da ragioni politiche" alle regole del Patto di stabilità e della governance economica. Nel documento si richiede anche di istituire la figura di un 'supercommissario' europeo agli affari economici che sia pure presidente dell'Eurogruppo. Nel documento, il gruppo Ppe all'Europarlamento sottolinea che "l'Eurozona deve essere guidata da un presidente permanente dell'Eurogruppo che deve essere anche il commissario agli affari economici e monetari". Questa figura, nell'ottica di "vigilare" sulle leggi di bilancio nazionali nell'ambito dell'esercizio del 'semestre europeo', si legge ancora nel testo, dovrebbe avere un ruolo simile a quello del commissario alla concorrenza.

La proposta di istituire un 'supercommissario' agli affari economici che sia anche presidente dell'Eurogruppo è stata confermata dall'esponente popolare tedesco Elmar Brok, consigliere di Angela Merkel, il quale ha però puntualizzato che per la sua realizzazione "restano problemi politici".

Secondo indiscrezioni questa figura avrebbe già un volto: Juncker, infatti, pare stia pensando di affidare la poltrona a Jyrki Kaitanen, il 'falco' finlandese, molto vicino alle posizioni di Angela Merkel e ben poco propenso alla flessibilità.

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