Continua a tenere banco la volontà del governo di mettere un tetto massimo agli stranieri per classe nelle scuole italiane. La frase pronunciata da Meloni nel salotto di “Porta a Porta” da Bruno Vespa ha scatenato la bufera a livello politico. Quel “quando il presidente della Repubblica era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe“, ha scatenato le opposizioni. Ma è davvero così? Esistono due documenti firmati da Mattarella e risalenti al 1989-1990 quando era Ministro dell’Istruzione.
In tutti e due – riporta l’Ansa – compare di fatto l’indicazione di un tetto al numero di alunni stranieri da inserire nella stessa classe. Il primo è la circolare 301 dell’8 settembre 1989, intitolata “Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo”. Il secondo è la circolare 205 del 26 luglio 1990, che porta il titolo “La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale”.
Nel testo dell’8 settembre 1989 il ministro partiva da una premessa: il fenomeno migratorio richiedeva alla scuola “una attenta considerazione ed una serie di interventi intesi a garantire alla generalità degli immigrati l’esercizio del diritto allo studio ed a valorizzare le risorse provenienti dall’apporto di culture diverse”. Poi l’indicazione: “Potrebbe essere didatticamente proficuo inserirli in una medesima classe, tenendo conto che sarà bene non superare le quattro-cinque unità“. La scelta finale veniva lasciata ai singoli istituti, chiamati a valutare “specifiche esigenze e situazioni” e a individuare “le soluzioni più opportune, avendo cura di promuovere la partecipazione degli alunni in questione alle attività globali della classe”.
Nel documento del luglio 1990 si legge che “l’assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe”. Il testo aggiunge che “sembra opportuno ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, per agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani“.


