Il leader della Lega Matteo Salvini: “Ancora troppi incidenti stradali, serve un confronto con i più giovani. La lite Trump-Meloni? Spero si chiuda in fretta”
Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha toccato diversi temi di attualità parlando al gazebo della Lega in zona Portello, a Milano, dalla sicurezza stradale al Ponte sullo Stretto, fino alle tensioni diplomatiche con gli Stati Uniti e alle prossime comunali milanesi. Sul fronte della sicurezza stradale, Salvini ha annunciato di aver già parlato con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “Da ministro dei Trasporti ho sentito il collega Piantedosi, agli Interni, stamattina. Voglio fare una riunione già questa settimana sul tema della sicurezza stradale, perché è vero che, grazie al nuovo Codice della strada, l’anno scorso ci sono stati più di 100 morti in meno, però sono ancora troppi i ragazzi che non tornano a casa“. Il vicepremier ha poi espresso la volontà di un confronto diretto con i più giovani, in un passaggio che sembra riferirsi alla recente tragedia di Senago: “Vorrei trovare il modo di raggiungerli tutti, di incontrarli a scuola, a casa: sedicenni, diciassettenni, diciottenni. Perché non puoi essere in nove su un’Audi: tre morti perché chi guidava aveva bevuto. È chiaro che non è una questione di Codice della strada”.
Salvini ha fatto il punto anche sui lavori per il Ponte sullo Stretto di Messina, mostrandosi fiducioso sui tempi: “Gli ingegneri sono pronti, i lavoratori sono pronti, gli operai ci sono, le aziende ci sono. Mancano i passaggi finali, soprattutto quello della Corte dei Conti. Sono fiducioso, perché creerebbe tanto lavoro”.
La lite Trump-Meloni: “Spero si chiuda in fretta”
Sulle recenti tensioni tra il presidente americano Donald Trump e la premier Giorgia Meloni, Salvini ha espresso l’auspicio di un rapido chiarimento: “Mi auguro che si chiuda in fretta questa parentesi di incomprensione e si torni a lavorare insieme. C’è sempre una via d’uscita. A me interessa avere ottimi rapporti con la più grande democrazia del mondo, a prescindere da chi la governa in questo momento”. Interpellato sulla propria eventuale presenza al ricevimento del 2 luglio a Villa Taverna, il vicepremier ha risposto: “Io l’agenda me la organizzo settimana per settimana, quindi da qui al 2 luglio c’è tempo. Sicuramente faremo qualcosa di coordinato con i colleghi di governo. Non è che uno fa una cosa e uno ne fa un’altra”.
Il leader della Lega ha poi insistito sulla necessità di separare le tensioni personali dai rapporti istituzionali tra i due Paesi: “È fondamentale non confondere gli screzi a livello di vertici con i rapporti fondamentali fra Italia e Stati Uniti: rapporti commerciali, di amicizia e di collaborazione. Perché il problema non sono l’Italia e gli Stati Uniti, ma i Paesi non democratici e quelli comandati da estremisti islamici, che non sono né in Italia né negli Stati Uniti”.
Salvini ha aggiunto che gli attacchi personali non devono compromettere le relazioni tra i due Paesi: “Gli attacchi personali non devono sfociare nella compromissione dei rapporti diplomatici e delle relazioni commerciali e industriali. Noi abbiamo con gli Stati Uniti non una, ma cento partite aperte e anche gli Stati Uniti hanno bisogno di noi”. Sulle critiche rivolte alla premier, ha concluso: “Chi attacca in maniera così inutile la presidente del Consiglio italiano attacca tutto il governo italiano, ma attacca anche tutti gli italiani. Detto questo, per me è partita chiusa e quindi si lavora insieme”.
Comunali a Milano: “Mi piacerebbe Sardone, ma decidono i temi”
Sul fronte delle elezioni comunali milanesi, Salvini si è detto soddisfatto della partecipazione ai gazebo della Lega nonostante il caldo, indicando una propria preferenza personale: “Sono orgoglioso del fatto che, nonostante un caldo bestia, migliaia di milanesi stiano venendo a darci la loro idea di città. Un candidato sindaco che mi piacerebbe si chiama Sardone”. Il leader della Lega ha però aperto anche ad altri nomi, compresi profili esterni al partito: “Al di là dei nomi – Salvini, Sardone, Morelli, Valditara, chiunque venga fuori – ci sono persone anche extra Lega che stanno venendo a dare suggerimenti di altro genere. Ieri parlavo con una signora che parlava di Lupi, un’altra della Moratti, quindi va bene”.
Più che sui nomi, Salvini ha insistito sui temi al centro della campagna: “Quello che mi interesserà sono i temi. Di cosa ha bisogno Milano? Del costo della vita, troppo alto: è una città solo per ricchi. Della casa, del diritto alla casa, e quello da ministro posso affrontarlo rimettendo migliaia di appartamenti oggi vuoti a disposizione dei milanesi. E della sicurezza”. Su quest’ultimo punto, il vicepremier ha criticato lo stallo sui taser per la polizia locale: “Non capisco perché da mesi la sinistra blocchi l’utilizzo dei taser per la polizia locale. Ci sono 3.200 uomini della polizia locale che, da questo punto di vista, sono disarmati perché la sinistra litiga sui taser, sulle pistole a impulsi elettrici, perché non trova una mediazione. La sicurezza dei milanesi non può essere ostaggio dei litigi della sinistra”.
Sulla scelta del candidato, Salvini ha precisato che la Lega non intende imporre nessun nome: “La Lega non imporrà nessuno. Riteniamo di avere donne, uomini e idee da offrire”. Sulla scelta di Sardone, ha spiegato: “Perché conosce Milano e ama Milano, come altri nella Lega conoscono Milano e amano Milano. I nostri consiglieri comunali sono assolutamente di eccellenza. Abbiamo parlamentari milanesi che a Roma combattono per ogni quartiere di Milano. Però, ripeto, non mi interessa il titolo: ‘La Lega vuole il sindaco’. Se c’è un bravo sindaco proposto dagli altri, civico o non civico, noi ci siamo”.
Salvini ha poi espresso una preoccupazione legata ai tempi delle decisioni della coalizione di governo sul nome del candidato sindaco: “Io non so come sceglieranno il candidato a sinistra e non ho paura del candidato della sinistra. L’unica cosa che temo sono i tempi lunghi del centrodestra, come l’ultima volta, perché quando arrivi a offrire il candidato sindaco a poche settimane dalle elezioni è chiaro che i milanesi non ci stanno”.
Gli striscioni pro-Zaia e il futuro della Lega
Interpellato sugli striscioni apparsi nei giorni scorsi, con cui alcuni militanti gli chiedevano di lasciare la guida del partito a favore del governatore del Veneto Luca Zaia, Salvini ha risposto sottolineando il proprio impegno a restare alla guida della Lega: “Io rispetto i militanti che l’anno scorso mi hanno chiesto di lavorare per altri quattro anni e questo farò. Coinvolgere i governatori? Sì, cominciamo domani. Zaia, Fontana, Fedriga, Fugatti, Stefani, i sindaci – ne abbiamo 500 – i presidenti di Provincia, con i due ministri fondamentali, all’Economia e all’Autonomia. Il fatto che la Lega sia una squadra e abbia una squadra migliore di tanti altri sarà sempre più evidente”.
Guardando all’appuntamento del 4 e 5 luglio, Salvini ha anticipato i temi al centro del confronto interno al partito: “Parleremo di temi. Tavoli che rappresentano i territori servono anche a parlare di questo: costo della vita, piano casa, sicurezza. La prossima legge di bilancio io la vorrei costruire a partire dai territori. Stiamo parlando dell’autunno, che è domani mattina. Cosa serve ai Comuni? Cosa serve alle Regioni? Quali sono i problemi che arrivano da Bruxelles? Il furto dei fondi di coesione delle Regioni, il furto della Politica agricola comune. Se facciamo squadra come Lega, non ce n’è per nessuno”. Sui rapporti con gli altri governatori della Lega, ha infine aggiunto di essersi sentito spesso con Zaia e Fedriga nei giorni scorsi: “In questi ultimi dieci giorni, mi sono sentito non spesso: spessissimo”.

