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Spread arma contro le elezioni. In azione fondi Usa, Gb, francesi

Impedire il ritorno alle urne nel 2017 e…

Spread arma contro le elezioni. In azione fondi Usa, Gb, francesi
camera schaiffi
LA CORSA DELLO SPREAD – Impedire il ritorno alle urne nel 2017 e dare tempo al Parlamento di varare con estrema calma una legge elettorale che consenta dopo il voto la formazione di un esecutivo, possibilmente filo-europeo. In Transatlantico spiegano così deputati e senatori di maggioranza e opposizione la corsa dello spread italiano rispetto al Bund tedesco, tornato nuovamente sopra quota 200 punti

Impedire il ritorno alle urne nel 2017 e dare tempo al Parlamento di varare con estrema calma una legge elettorale che consenta dopo il voto la formazione di un esecutivo, possibilmente filo-europeo. In Transatlantico spiegano così deputati e senatori di maggioranza e opposizione la corsa dello spread italiano rispetto al Bund tedesco, tornato nuovamente sopra quota 200 punti.

“Si tratta di un chiaro avvertimento, niente elezioni a giugno”, spiega un parlamentare. Il timore dei mercati è duplice: primo che se si votasse a giugno con la legge uscita dalla Consulta sarebbe molto difficile trovare una maggioranza e quindi il rischio sarebbe quello dell’ingovernabilità modello Belgio o Spagna. Ma il principale incubo è che dopo le elezioni l’unica soluzione possibile per formare un esecutivo sia la nascita dell’asse 5 Stelle-Lega. Un asse chiaramente anti-europeo.

Tanto i grillini quanto Matteo Salvini hanno sempre smentito questo scenario ma, fanno notare da entrambi i partiti, “se all’indomani del voto si scoprisse che il 51% dei parlamentari è composto da M5S, Lega, Fratelli d’Italia e altri di Centrodestra (compreso un pezzo di Forza Italia che pur di andare al governo seguirebbe Salvini) le smentite di questi giorni e della campagna elettorale potrebbero essere presto dimenticate”.

Ma chi sta attaccando l’Italia sui mercati (soprattutto sull’obbligazionario)? Il dito è puntato contro quell’establishment che nel 2011 fece cadere Silvio Berlusconi. Ovvero i fondi americani e britannici, la finanza francese, le banche e tutti quei soggetti che vedono come fumo negli occhio la possibile vittoria che metta in discussione la moneta unica, visto che già in Francia è alto il timore per un successo di Marine Le Pen.

In questo contesto, ovviamente a microfono spento, leghisti e grillini risparmiano dalle critiche Sergio Mattarella che, rispetto a Giorgio Napolitano, “si sta comportando come un arbitro imparziale”. E Draghi? “E’ il presidente della Bce e non può che difendere l’euro”.