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Fare una legge sul conflitto d'interessi, ma non di parte, ridurre i parlamentari, cambiare la legge elettorale, "ormai superata", passare a un sistema con una sola Camera, attuare il federalismo fiscale, finanziamento pubblico ai partiti ineliminabile. Sono queste alcune delle ricette dei "saggi", contenute nella relazione finale del gruppo di lavoro dedicato alle riforme istituzionali.

Secondo i saggi, c'è "la necessità di una legge sul conflitto d'interessi, costruita non sulle aspirazioni dell'una o dell'altra forza politica, ma su proposte che non possano essere identificate come mosse da spirito di parte. L'Autorità Antitrust ha ripetutamente formulato valutazioni e proposte di aggiornamento della normativa vigente che qui si intendono richiamate. Esse possono costituire la base per im postare la riflessione che conduce alla riforma".

A giudizio dei saggi "in ogni caso va superata la legge elettorale vigente" e "la nuova legge potrebbe prevedere un sistema misto (in parte proporzionale e in parte maggioritario), un alto sbarramento, implicito o esplicito, ed eventualmente un ragionevole premio di governabilità". "Si propone, inoltre, di eliminare - si sottolinea - le circoscrizioni estero, prevedendo il voto per corrispondenza, assicurandone la personalità e la segretezza".

Inoltre, secondo il gruppo incaricato da Napolitano "si propone di prevedere che le leggi di revisione costituzionale possano sempre essere sottoposte a referendum popolare confermativo". "Per effetto del superamento del bicameralismo paritario, occorre calcolare - si legge nel testo - il numero di parlamentari con modalità diverse tra Camera e Senato. Oggi i deputati sono 630, all'incirca uno ogni 95mila abitanti. Il gruppo di lavoro ritiene che sia ragionevole seguire un criterio per il quale la Camera sia composta da un deputato ogni 125mila abitanti. I deputati verrebbero così ad essere complessivamente 480. Per i senatori, si propone un numero complessivo di 120, ripartiti, come si è detto, in proporzione al numero di abitanti in ciascuna regione".

"L'attuale modello di bicameralismo paritario e simmetrico" rappresenta "una delle cause delle difficoltà di funzionamento del nostro sistema istituzionale" e dunque la proposta è quella di dare vita a "una sola Camera politica ed una seconda Camera rappresentativa delle autonomie regionali (Senato delle Regioni)".

A detta dei saggi occorre anche ridurre il numero delle commissioni parlamentari parmanenti a un massimo di nove-dieci invece che le attuali 22.

Per quanto riguarda il finanziamento pubblico ai partiti, i saggi hanno scritto: "Il finanziamento pubblico delle attività politiche in forma adeguata e con verificabilità delle singole spese costituisce un fattore ineliminabile per la correttezza della competizione democratica e per evitare che le ricchezze private possano condizionare impropriamente l'attività politica".

Il gruppo di esperti in materia economico-sociale che ha lavorato al Quirinale "ritiene che gli attuali livelli della spesa pubblica e delle entrate in rapporto al Pil siano dei limiti massimi da ridurre nel tempo". E' quanto si legge nella relazione conclusiva. "Riteniamo anche di dover ribadire la necessità di proseguire - si osserva - e rafforzare l'opera di riduzione e riorientamento della spesa pubblica delle amministrazioni".

Infine c'è una raccomandazione formulata dal gruppo nella parte dedicata all'agenda economica e sociale. "Destinare qualunque sopravvenienza finanziaria possa manifestarsi nei prossimi mesi alla priorità dell'emergenza lavoro e del sostegno alle persone in grave difficoltà economica, nella forma di un alleggerimento dell'imposizione diretta sul lavoro, a partire dai giovani e dalle fasce di reddito più basso, e del sostegno alle famiglie più povere".

 

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