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Politica
Terremoto Grecia sulla politica italiana


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Palazzo Chigi continua ad assicurare che il caso Grecia, comunque vada a finire, non provocherà nessuna conseguenza in Italia. Insomma, il governo insiste nel far passare il messaggio che i conti pubblici sono sotto controllo e che gli italiani non devono temere. Ma le cose stanno davvero così? Possiamo dormire sonni tranquilli? Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it in Parlamento e nei Palazzi della Roma politica si ragiona su un'eventuale effetto domino e cioè su un terremoto finanziario che da Atene potrebbe colpire anche gli altri paesi più deboli di Eurolandia, Italia in testa.

L'obiettivo è quello di non arrivare impreparati. Anche al Quirinale c'è molta preoccupazione per quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane qualora tra Tsipras e Bruxelles non si arrivasse ad un accordo. Un attacco della speculazione internazionale potrebbe riportare lo spread a livelli di pericolo mettendo a serio rischio la stabilità dei conti pubblici. Ed ecco che, dietro le quinte, in molti sia nel Pd che in Forza Italia che in Area Popolare ragionano su una risposta corale e unita. Traduzione: il governo Renzi, visti i numeri del Senato e le divisioni all'interno del Pd, appare troppo debole per affrontare la burrasca. Sottotraccia si lavora quindi a un'ipotesi bis e cioè a una riedizione di un esecutivo di larghe intese (esclusi M5S, Lega, Fratelli d'Italia e Sel) che possa con l'ok di una buona parte del Parlamento dare il via a misure su pensioni, nuove tasse e tagli, misure impopolari ma necessarie in caso di terremoto finanziario sull'euro.

Si tratterebbe di un governo del Presidente, ovvero con un forte controllo di Sergio Mattarella sull'azione dell'esecutivo (modello Monti-Napolitano), che avrebbe come obiettivo quello di portare l'Italia fuori dalla burrasca per poi votare nel 2016 o nel 2017 (dipende dalla situazione internazionale) con una nuova legge elettorale che ritocchi l'Italicum. Come premier-traghettatore, oltre al nome di Giuliano Amato (che piace molto a Berlusconi e alla sinistra dem) si parla anche del presidente del Senato Piero Grasso. Una figura istituzionale - è il ragionamento che si fa in ambienti politici - forse potrebbe meglio garantire le istituzioni internazionali ed europee. Renzi, obtorto collo, ma nemmeno più di tanto, farebbe un passo indietro anche per non essere lui l'autore di provvedimenti lacrime e sangue e potrebbe così ripresentarsi alle urne una volta passato il terremoto politico-finanziario.

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