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Torino, i pupazzi di Trump e Netanyahu aprono il corteo pro Pal. La leader di Askatasuna: “Il 7 ottobre è una giornata di resistenza globale”

Tensioni tra la polizia e i manifestanti

Torino, i pupazzi di Trump e Netanyahu aprono il corteo pro Pal. La leader di Askatasuna: “Il 7 ottobre è una giornata di resistenza globale”

Torino, in 4mila al corteo proPal

Due grandi caricature di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, con enormi teste di cartone e cravatte rosse, hanno aperto il corteo regionale pro Palestina in corso a Torino. Dietro i due pupazzi, circa 4mila persone secondo la Questura: esponenti dei centri sociali, collettivi studenteschi, sindacati, ma anche coppie e famiglie con bambini. La manifestazione, indetta dal coordinamento cittadino Torino per Gaza, ha raccolto l’adesione di oltre sessanta realtà tra movimenti, collettivi, forze politiche e sigle sindacali, tra cui diverse sezioni dell’Anpi e il Movimento No Tav.

Le prime tensioni sono iniziate con il blocco, da parte della Polizia, del furgone dei partecipanti a piazza Castello. “La Digos ha fermato il furgone alla salita dei Giardini Reali per impedire il corteo. Basta atteggiamento mafioso da parte della Digos, manifestare è un nostro diritto. Tutti ai giardini reali a sbloccare la situazione”, la denuncia dei manifestanti. In realtà le forze dell’ordine si sono attenute a una prescrizione del Prefetto, Donato Carfagna, che imponeva la partenza del corteo da Viale Primo Maggio. Alla fine, i manifestanti sono riusciti a farsi strada e a entrare in piazza Castello, tra cori, applausi e slogan: “Tout le monde détest la police”. E ancora: “Torino lo sa da che parte stare, Palestina libera dal fiume al mare”.

Fermi davanti al teatro Regio, di fronte alle camionette che bloccavano l’accesso a via Po, i manifestanti hanno esultato al megafono: “Quando la polizia decide di mostrare i muscoli, il popolo risponde”. Poi la spiegazione della giornata: “Siamo qua a 3 anni dal 7 ottobre. Noi non ci facciamo prendere in giro: un anno fa abbiamo bloccato tutto e oggi siamo ancora qua in migliaia e continueremo a scendere in piazza finché la Palestina non sarà libera”. Per una portavoce del coordinamento era una scelta politica: portare la lotta “nella vetrina ipocrita di questa città” con “i colori della Palestina, che sono i colori della libertà”. Dopo i primi momenti difficili, il corteo si è svolto in modo pacifico, tra bandiere, musica e slogan, con qualche applauso dai balconi.

Un clima da “autunno caldo”

L’anno scorso la manifestazione pro Pal si era chiusa con una guerriglia urbana che aveva danneggiato gli allestimenti di “Portici di carta”, e pochi giorni fa c’erano state frizioni tra la polizia e circa 200 studenti. Per questo il prefetto ha vietato bevande in vetro e lattine, volti coperti, fumogeni e petardi. In piazza, il tema non è solo Gaza, ma anche affitti, scuola e famiglia. Sara Munari, indicata dagli investigatori come una delle leader di Askatasuna, ha definito il 7 ottobre “una giornata storica di resistenza globale”, il giorno in cui il popolo palestinese “ha rotto la gabbia” in cui viveva da oltre vent’anni, rivendicando di stare “sempre dalla parte degli oppressi che si liberano dalle loro catene”.

La mobilitazione guarda già avanti. Un rappresentante degli studenti ha ricordato i blocchi dello scorso anno, dimostrando che “se si fermano gli studenti si ferma il mondo”, e ha rilanciato lo sciopero del 16 ottobre: “Dalla Palestina alla Francia: è ora di lottare”.

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